Chi mi segue sa che questo spazio nasce per raccontare il mondo e la Sardegna attraverso il cammino, l’osservazione lenta, la fotografia e le parole. Negli ultimi anni, però, è diventato impossibile ignorare un tema che riguarda da vicino chi ama viaggiare e condividere: il rapporto sempre più complesso tra escursionismo, social network e overtourism.
In questo post analizzo lo stretto legame fra escursionismo e overtourism, social network e consumismo, fotografia e spettacolarizzazione del sè, senza la pretesa di aver ragione su tutto, ma sperando di fornire qualche spunto utile a chi, come me, ama l’escursionismo, la Sardegna, la fotografia e la condivisione e cerca di trasmetterne la parte sana, genuina e integra per raggiungere un’armonia partecipata a livello sociale e ambientale.
Dalla condivisione autentica al turismo iperconnesso
Sono presente sul web da tempo immemore, dal 2008 dentro spazi di scrittura che il web metteva a disposizione come Tumblr, MySpace, Blogger, dal 2012 con il mio blog di viaggi, prima Fotografando in giro per il mondo diventato poi ERYKAINVIAGGIO. Al tempo mi sembrò un passo naturale per amplificare la mia voce nella rete, per arrivare a quante più persone possibili con parole e pixel, per riuscire ad essere maggiormente d’aiuto ad una vasta platea che scambiava consigli su viaggi ed esperienze.
Diciotto anni dopo, il mondo digitale è radicalmente cambiato. I social network hanno trasformato il modo di viaggiare prima ancora di quello di raccontare. Le immagini circolano più velocemente delle esperienze, i luoghi diventano trend e la geografia emotiva del viaggio viene spesso sostituita da una mappa di spot imperdibili. È in questo contesto che il fenomeno dell’overtourism trova terreno fertile.
Cos’è l’overtourism e perché riguarda anche la Sardegna
Secondo la World Tourism Organization (UNWTO), l’overtourism, letteralmente “sovraffollamento turistico”, è l’impatto negativo che il turismo ha sulla qualità della vita dei residenti e sull’esperienza dei visitatori stessi. Non si tratta solo di folle o di disagio visibile, ma di un progressivo squilibrio tra territorio, comunità locali e flussi turistici.
In Sardegna questo fenomeno assume forme specifiche. Spiagge, sentieri costieri, zone montane e borghi interni si trovano spesso a gestire un afflusso concentrato in brevi periodi dell’anno. Spazi delicati e risorse limitate vengono sottoposti ad una pressione che supera la loro capacità di carico, con conseguenze ambientali evidenti e un impoverimento dell’esperienza per chi visita.
Escursionismo e turismo mordi e fuggi
L’escursionismo è spesso percepito come una forma di turismo sostenibile per definizione. In realtà, quando viene praticato senza consapevolezza, può contribuire in modo significativo all’overtourism. Le escursioni giornaliere, concentrate sugli stessi itinerari resi famosi dai social (Tavolara, Gorropu, Cala Goloritzè per dirne alcuni), generano traffico, sovraffollamento, degrado dei sentieri e un aumento degli interventi di soccorso.
Il problema non è camminare, ma come e perché lo si fa. Quando l’escursione diventa un’esperienza da consumare velocemente, perde la sua dimensione culturale e relazionale con il territorio.
La cultura dell’escursionismo: ciò che stiamo perdendo
Fare escursionismo non significa semplicemente muoversi nello spazio naturale. Esiste una vera cultura dell’escursionismo, fatta di preparazione, conoscenza, ascolto e rispetto. Conoscere un ambiente, saper leggere una cartina, valutare tempi e difficoltà, scegliere l’equipaggiamento adeguato sono aspetti fondamentali.
Negli ultimi anni, invece, si è diffusa la figura dell’escursionista improvvisato: persone attratte da una fotografia vista online, che affrontano ambienti complessi con una preparazione minima. Potrei iniziare a fare una lista lunghissima di questi posti partendo dall’Isola di Tavolara. Spesso c’è una sovrastima delle proprie capacità e, allo stesso tempo, una sottovalutazione dei rischi reali della montagna e della natura in generale.
Social network, fotografia e spettacolarizzazione del paesaggio
La fotografia paesaggistica ha sempre avuto un ruolo centrale nel mio modo di raccontare il viaggio. Oggi, però, è impossibile ignorare il rischio di una spettacolarizzazione del paesaggio, dove il luogo diventa sfondo e l’esperienza viene compressa in uno scatto riconoscibile.
Alcuni sentieri, piscine naturali, spiagge o punti panoramici diventano icone virali, mentre decine di itinerari altrettanto suggestivi vengono completamente ignorati. Il risultato è una concentrazione artificiale dei flussi e una progressiva perdita di intimità dei luoghi. La montagna così come la costa che dovrebbero essere spazio di silenzio e riflessione, rischiano di trasformarsi in una scenografia affollata.
Possibili strade per un escursionismo più consapevole
Contrastare l’overtourism non è semplice, ma alcune direzioni sono chiare. Serve innanzitutto una narrazione diversa, capace di valorizzare luoghi meno noti e stagioni considerate marginali. In Sardegna, mesi come maggio e ottobre offrono condizioni ideali per l’escursionismo, lontano dalla pressione estiva.
È necessario anche accettare l’idea di limiti: accessi regolamentati, servizi adeguati e una gestione più attenta dei territori fragili. Non come forma di esclusione, ma come strumento di tutela e rispetto.
Il ruolo delle guide e della responsabilità individuale
Come Guida Ambientale Escursionistica, sento forte la responsabilità di trasmettere ciò che oggi manca di più: la cultura dell’escursionismo. Non solo regole e nozioni tecniche, ma un atteggiamento fatto di umiltà, attenzione e consapevolezza.
Nel corso del 2022 il Soccorso Alpino e Speleologico è intervenuto per 10367 missioni di soccorso con un incremento del 9,8% rispetto al 2021. Le cause degli interventi sono dovute principalmente a tre fattori: la caduta/scivolata (45,9% degli interventi), l’incapacità durante l’attività svolta (26,3%) e il malore (13,7%). Seguono con valori decisamente più contenuti il maltempo (3,7%) e lo shock anafilattico (0,80%).
Dichiara il presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, Maurizio Dellantonio:
“La montagna è un ambiente straordinario dove svolgere attività all’aperto ma, anche quest’anno, ci troviamo a condividere numeri che confermano il trend in aumento di incidenti che abbiamo già constatato negli anni scorsi. L’aumento delle temperature nelle grandi aree urbane spinge sempre più persone ad avvicinarsi alla montagna e alle relative attività in quota, questo comporta che molti degli infortunati spesso si trovano alle prime esperienze di attività outdoor in media e alta montagna. Da parte nostra un appello a vivere la montagna con prudenza, a documentarsi in maniera approfondita, a scegliere con attenzione le attività in base alla propria esperienza e alle proprie competenze e – soprattutto – a imparare a saper rinunciare. In ogni caso gli amanti e gli appassionati della montagna e della speleologia sanno che il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, in caso di necessità, è pronto a intervenire per essere al loro fianco. Un Corpo che deve tutto ai 7131 tecnici volontari specializzati che dedicano tempo e forze per aiutare chi si trova in difficoltà in ambiente impervio, 7131 persone che ringrazio sentitamente per il prezioso operato quotidiano”.
Ecco che accompagnare assume quindi un significato più profondo: educare ad uno sguardo più profondo sul territorio, far scoprire itinerari meno frequentati e aiutare a comprendere le dinamiche naturali. La guida non è un limite alla libertà, ma una chiave di accesso a un’esperienza più ricca e sicura.
Rallentare per ritrovare il senso del viaggio
La natura può essere accogliente e bellissima, ma anche severa. Frequentarla con rispetto significa riconoscerne i limiti e accettare i nostri. Se vogliamo continuare a raccontare la Sardegna attraverso l’escursionismo, dobbiamo imparare a rallentare, a scegliere con più cura cosa condividere e come farlo.
Viaggiare, camminare e fotografare possono ancora essere gesti profondamente autentici. Ma solo se smettiamo di consumare i luoghi e torniamo, davvero, ad ascoltarli.


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