TOSCANA | Prima volta a Firenze: l’incanto del Duomo e la magia di Ponte Vecchio

Istanbul city scape
Italia

Ci sono luoghi di cui senti parlare per una vita, che vedi nei film o nei documentari, e finisci per pensare che forse tutta quella “eccezionalità” sia un po’ esagerata. Poi però accade: arrivi a Firenze e la città decide di smentirti, colpendoti dritto al cuore.

Il mio primo incontro con la bellezza fiorentina è stato un viaggio tra lo stupore monumentale e il romanticismo più puro.

Piazza Duomo: al cospetto del gigante buono

Appena arrivi davanti alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il cervello sembra quasi balbettare. Ti senti come un lillipuziano smarrito davanti a un colosso che emana una limpidezza artistica disarmante. È puro spettacolo per i sensi.

Questo complesso è il risultato di ben 170 anni di lavoro e del genio di maestri come Arnolfo Di Cambio, Giotto e Brunelleschi. I marmi policromi (bianchi, rossi e verdi) gli danno l’aspetto di un “gigante buono”, puro e dolce, nonostante la sua mole vigorosa. Con i suoi 8.300 metri quadrati, sovrasta la città e domina l’intera piana.

Sono rimasta in totale adorazione per minuti, incapace persino di prendere in mano la fotocamera. La Cupola, la terza più grande d’Europa, sfida il cielo e sembra voler eclissare qualsiasi altra cattedrale mai vista prima. È la celebrazione dello sconfinato genio umano.

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Ponte Vecchio: un colpo di fulmine inaspettato

Se il Duomo mi ha intimidito con la sua grandezza, Ponte Vecchio mi ha conquistata con la sua poesia. Ci arrivi quasi per caso, con la cartina in mano, attraversando portici e schivando la folla, senza nemmeno accorgerti che sopra la tua testa corre il Corridoio Vasariano.

Poi ti affacci alla muraglia che dà sull’Arno e… SBAM! Lo vedi lì. Romantico. Simpatico. Geniale. In una parola: Bellissimo.

È un colpo di fulmine che mi è costato (anzi, mi è valso!) più di cinquanta scatti in pochi minuti. Ogni angolo è studiato minuziosamente, dalle sue tre arcate ribassate alle stanzette coloratissime che sporgono disordinatamente sul fiume. Un tempo erano botteghe di beccai e verdurai, ma dal 1593, per volere dei Signori, sono diventate il regno di orafi e gioiellieri.

La cosa che più mi ha incantato? Le sue “saracinesche”. Di giorno vetrine scintillanti, di sera si trasformano in forzieri preziosi con maestose porte in legno. E poi ci sono quei beccatelli che sorreggono le botteghe a sbalzo, così piccole, tinte e sicure a picco sull’acqua.

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A metà percorso, ai piedi del busto di Benvenuto Cellini, vedi i lucchetti degli innamorati che gettano le chiavi nell’Arno: un rito moderno in un luogo che ha resistito persino ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Forse è vero quello che dicono: a Firenze TUTTO è magia. E io, oggi, sono ufficialmente innamorata.

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