C’è un angolo di Sardegna, nell’estremo sud-ovest, che sembra un mosaico scolpito dal tempo e dal vento. Qui la terra non è solo paesaggio, è una stratificazione di ere geologiche, fatiche minerarie e profumo di salsedine. Se cercate una Sardegna selvaggia, lontana dalle spiagge patinate e ricca di sentieri che raccontano storie, questo è il posto dove dovete mettere gli scarponi e partire alla scoperta dei trekking più belli del Sulcis Iglesiente.
L’Iglesiente: dove la roccia sfida il mare
Il viaggio non può che iniziare dalle bianchissime falesie dell’Iglesiente. Sono l’ultimo baluardo di roccia prima che la costa si faccia più dolce e sinuosa. Qui il mare ha un carattere diverso: è spesso scuro, inquieto, testimone del passaggio dei tonni e del duro lavoro dei minatori.
Impossibile non restare a bocca aperta davanti allo skyline di Masua e Porto Flavia. Le loro pareti verticali sono forse le più spettacolari di tutta la Sardegna meridionale: un paradiso per chi ama i sentieri vertiginosi sospesi tra il blu dell’acqua e l’azzurro del cielo.

Il cuore verde e minerario: il Marganai
Ma il Sulcis non è solo costa. Appena alle spalle delle scogliere, il paesaggio cambia volto. Oltre i rilievi sferzati dal vento, ci si addentra nei boschi del Marganai. È un luogo di contrasti: calcare nudo e foreste fitte, dove il segno dell’uomo è rimasto impresso nelle vecchie ferrovie minerarie dismesse. Camminare oggi su quei binari abbandonati ha un fascino decadente e potente.
Poco distante, nel cuore del territorio di Domusnovas, si apre uno scenario che lascia senza fiato: la Grotta di San Giovanni. Con i suoi 850 metri di galleria naturale, è la grotta carrozzabile più lunga al mondo, un gigante di roccia carbonatica vecchio di 530 milioni di anni. Camminare lungo il ramo principale, dove un tempo passavano i minerali e oggi si ritrovano speleologi e scalatori da tutta Europa, è un viaggio nel tempo tra resti di mura ciclopiche e suggestioni neolitiche. È il legame perfetto tra la forza del carsismo e la storia millenaria del Sulcis.

Verso Sud: Il cuore selvaggio di Gutturu Mannu
Scendendo ancora verso meridione, il paesaggio cambia nuovamente volto, facendosi più aspro e solitario. Qui si apre l’anfiteatro naturale protetto dai rilievi ripidi e fittamente boscati che fanno parte del Parco Naturale Regionale di Gutturu Mannu.
È un territorio che sembra non finire mai, un labirinto di valli dove la roccia calcarea emerge prepotente tra il verde della macchia mediterranea. Ed è proprio tra queste pieghe di roccia, nel settore di Gutturu Xeu, che il trekking lascia spazio alla verticalità: qui ho affrontato una delle esperienze più adrenaliniche della zona, una via ferrata sospesa tra cielo e terra che regala una prospettiva unica sul cuore più wild del Sulcis.
Che siate alla ricerca di un trekking impegnativo o di una passeggiata tra i ruderi industriali, il sud-ovest vi aspetta per mostrarvi il volto più autentico e wild dell’isola.

Consigli pratici per un weekend wild nel Sulcis Iglesiente
Il fascino di Masua: due sentieri tra roccia e mare
Masua è il cuore pulsante di questa costa resa celebre da Porto Flavia e dal Pan di Zucchero. Da qui partono due dei sentieri più belli dell’intera Sardegna, entrambi facenti parte del celebre Cammino Minerario di Santa Barbara. Li ho percorsi entrambi in diverse occasioni e potete fidarvi se vi dico che entrambi sono tra i trekking più belli del Sulcis Iglesiente!
Verso Sud: Da Masua a Nebida – Il sentiero dei colori
Se cercate un’emozione da vivere al calare del sole, questo è il facile trekking che fa per voi ma che, nella maggior parte dei casi, viene percorso al contrario. Camminare da Masua verso Nebida significa andare incontro al tramonto, immersi tra colori strabilianti, dal rosso delle rocce ferrose all’arancione del cielo che si tuffa nel turchese dell’acqua, calpestando terre antiche, luoghi di una bellezza unica che raccontano una storia che tutti dovremmo conoscere, approfondire, fare nostra.

- Il clou: La vista sulla Laveria Lamarmora, un monumento di archeologia mineraria che sembra un castello a picco sul mare. L’aperitivo (al sacco) al tramonto qui rimarrà nel cuore per sempre.
- L’esperienza: Un itinerario mozzafiato che racconta una storia di fatica e bellezza, perfetto per chi vuole approfondire l’anima mineraria del Sulcis senza percorsi eccessivamente tecnici.
- La visita: Dura circa 50 minuti ed è accessibile a tutti.
- Curiosità: Per vedere la galleria inferiore, si scende una suggestiva scala di 108 gradini.
- Nota pratica: La prenotazione è obbligatoria, specialmente nei weekend, perché è uno dei siti più visitati della Sardegna!
Per il facile trekking che da Masua arriva a Nebida passando per la Laveria La Marmora potete seguire questa traccia, la mia la devo avere cancellata per errore, ma questo è il percorso che ho fatto.
Verso Nord: Miniere nel Blu – da Masua verso Cala Domestica
Se c’è un’escursione che incarna l’anima selvaggia dell’Iglesiente, è il tratto costiero da Masua a Cala Domestica. Questo percorso fa parte del celebre itinerario Miniere nel Blu e del Cammino Minerario di Santa Barbara, unendo la grandezza dell’archeologia industriale a una natura che non accetta compromessi.
Fra tutti i trekking in Sardegna, per me questo è uno dei percorsi più belli dell’intera Isola che si inserisce al primo posto della lista dei trekking più belli del Sulcis Iglesiente. Una collezione di paesaggi mozzafiato, un tuffo nella storia mineraria profonda, dieci chilometri di assoluta meraviglia ed emozioni intense.

Il fascino del passato: da Porto Flavia al cielo
La partenza dalla spiaggia di Masua è un tuffo nella storia. Qui, un tempo, i minatori caricavano il minerale sulle bilancelle (barche a vela latina) dirette a Carloforte. Qui si iniza a salire lasciando alle spalle il rumore del mare per addentrarsi nel sentiero.
Il primo tratto è subito strong:
- La salita tecnica: Dopo circa 1,5 km dal bivio principale, il sentiero si fa ripido. Incontrerete una scala metallica per superare una piccola parete verticale e un tratto esposto, messo in sicurezza da un cavo d’acciaio.
- La sorpresa nel buio: Proprio sopra Porto Flavia (ma 300 metri più in alto!), si incrocia un’antica galleria di servizio. Se sbirciate dentro, fatelo con discrezione: è il regno dei pipistrelli che riposano sul soffitto.

Panorami da cartolina e rocce dalle mille forme
Raggiunta la piana sommitale, la macchia mediterranea si abbassa per lasciare spazio a una vista che toglie il fiato sul Pan di Zucchero. Sapevate che il suo nome originale è Concali su Terrainu? Con i suoi 133 metri, è il faraglione più alto del Mediterraneo.
Proseguendo verso nord, il sentiero scende nel canale di Sa Rocca Niedda per poi risalire. Tenete gli occhi aperti: lungo il promontorio di Nascu vedrete una lingua di roccia che sembra uscita da un documentario: per tutti è ormai la Roccia del Coccodrillo.

Canal Grande e il monumento naturale
La discesa verso Canal Grande vi porterà attraverso un suggestivo bosco di ginepri. Una volta giunti a valle, non potete perdere la grotta di Canal Grande (Perda Rubia): un tunnel naturale lungo 150 metri dove gli strati di roccia obliqui creano geometrie ipnotiche. Un vero paradiso per gli amanti della geologia come me!

L’ultimo sforzo: Punta Cubedda e l’arrivo
L’ultima fatica vi aspetta: la risalita verso Punta Cubedda. È il tratto più faticoso, ma la vista della spiaggia di Cala Domestica in lontananza vi darà la carica necessaria.
Il sentiero termina passando sopra un antico ponte della decauville (la ferrovia a scartamento ridotto delle miniere), prima di toccare finalmente la sabbia di Cala Domestica che, per chi la vede per la prima volta, è un colpo al cuore, proprio come è successo a me tanti tanti anni fa.

- Il percorso: Si cammina letteralmente a picco sul mare più blu, attraversando scogliere selvagge fino a raggiungere l’insenatura protetta di Cala Domestica.
- L’esperienza: È un trekking che ti prende a schiaffi con la forza della natura e ti riempie il cuore. Un viaggio tra terra e orizzonte che non dimenticherete facilmente.
Potete seguire questa traccia, la mia la devo avere cancellata per errore, ma questo è il percorso che ho fatto.
Consiglio Bonus: Visitare Porto Flavia, un’opera d’ingegneria unica al mondo
Se vi trattenete a Masua, dovete ritagliarvi un’oretta per visitare Porto Flavia. Non si tratta di una miniera, ma di un rivoluzionario porto d’imbarco sospeso sul mare, progettato nel 1924 dall’ingegner Cesare Vecelli (che gli diede il nome della figlia, Flavia).
È un capolavoro di archeologia industriale che ha cambiato la storia: prima della sua costruzione, i minatori dovevano caricare i minerali a mano sulle piccole barche a vela. Oggi, la visita guidata vi permette di percorrere i 600 metri della galleria superiore fino ad affacciarvi sulla terrazza panoramica a picco davanti al Pan di Zucchero.

Foresta Marganai – Tra vette calcaree e ferrovie fantasma
Se pensate che il Marganai sia solo un fitto bosco, non siete mai saliti verso le sue creste. Questa tappa del weekend nel Sulcis è dedicata a chi ama i contrasti: dai sentieri all’ombra dei lecci fino alle rocce nude che dominano la valle.

L’itinerario: Punta San Michele e Sa Ia ‘e Su Vagoni
Partendo da Domusnovas, l’escursione che vi propongo non è una semplice passeggiata, ma un tuffo nella geologia e nella storia mineraria.
- L’ascesa a Punta San Michele: Per godere del contesto paesaggistico in cui è incastonata la Grotta di San Giovanni, bisogna salire. Preparatevi a circa due ore di cammino (e qualche facile roccetta dove usare le mani) per raggiungere la vetta. Un fuori sentiero che ho ribattezzato “la via delle Madonne e di tutti i Santi”. Ma, poco importa, una volta in cima, lo sguardo spazia su tutto il Sud-Ovest, uno spettacolo.
- La discesa verso Su Corovau: Una volta riempiti gli occhi di panorama, si scende verso la località Su Corovau.
- Sa Ia ‘e Su Vagoni (o Su Passu e Su Vagoni): È forse il tratto più emozionante. Camminare oggi dove cento anni fa sferragliavano i treni carichi di minerale è un’esperienza quasi surreale. Un sentiero pianeggiante e panoramico che racconta la fatica di un’epoca passata.
Il percorso presenta tratti fuori sentiero o poco segnati. Se non siete esperti, seguite attentamente la mia traccia GPS che trovate qui.
Grotta di San Giovanni
Non ci sono parole sufficienti per descriverla. Attraversare i suoi 850 metri di galleria naturale è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. È il cuore pulsante di Domusnovas, un tunnel scavato dall’acqua che un tempo era persino percorribile in auto e che oggi resta il regno di escursionisti e scalatori.

Io la visita alla Grotta di San Giovanni l’ho legata all’escursione a Punta San Michele e Sa Ia ‘e Su Vagoni e mi sono goduta la visita con una guida esperta che mi ha mostrato la grotta, da cima a fondo, in tutto il suo splendore raccontandomi la storia, le curiosità e le caratteristiche particolari che la rendono unica al mondo. Visitarla da sola non sarebbe stato lo stesso!
Verso Sud: Il cuore selvaggio di Gutturu Mannu
Scendendo ancora verso meridione, il paesaggio cambia nuovamente volto, facendosi più aspro e solitario. Qui si apre l’anfiteatro naturale protetto dai rilievi ripidi e fittamente boscati che fanno parte del parco di Gutturu Mannu.
È un territorio che sembra non finire mai, un labirinto di valli dove la roccia calcarea emerge prepotente tra il verde della macchia mediterranea. Ed è proprio tra queste pieghe di roccia, nella valle calcarea di Gutturu Xeu, che il trekking lascia spazio alla verticalità: qui ho affrontato una delle esperienze più adrenaliniche della zona, una via ferrata sospesa tra cielo e terra che regala una prospettiva unica sul cuore più wild del Sulcis.

La via ferrata di Gutturu Xeu
Se il trekking “classico” non vi basta e cercate un punto di vista diverso sul Sulcis, dovete spostarvi alle porte di Iglesias. Qui, tra le pareti calcaree che segnano la valle di Gutturu Xeu, si snoda una via ferrata che è pura emozione. In realtà nella forra, sul versante sinistro orografico trovate la ferrata di Gutturu Xeu mentre sul versante destro la Via della Torre che, oltre alla via ferrata, prevede calate in corda doppia.
L’esperienza: Capodanno in parete
Ho scelto di iniziare il 2022 proprio qui, sospesa nel vuoto alle pendici del Marganai tra il versante occidentale di Punta Martineddu e il Monte San Michele. Non c’è modo migliore per augurarsi un anno di avventure che sentirsi parte della roccia, circondati da un silenzio rotto solo dal vento e dal rumore dei moschettoni. È un posto pazzesco, dove la verticalità della Sardegna meridionale si mostra in tutta la sua potenza.

Cosa sapere sulla via ferrata di Gutturu Xeu: Guida Tecnica
Se la mia esperienza di Capodanno vi ha fatto venire voglia di mettervi alla prova, ecco i dettagli tecnici per organizzare l’uscita e la traccia gps da scaricare. La ferrata si trova a brevissima distanza da Iglesias ed è un itinerario di media difficoltà, perfetto per chi ha già un po’ di dimestichezza con l’altezza e le manovre di corda.
Scheda Tecnica in pillole
- Difficoltà: Moderatamente Difficile (necessaria assenza di vertigini).
- Dislivello Ferrata: 180 m (Dislivello totale itinerario: 300 m).
- Tempo di percorrenza: circa 2:30 h (totale anello).
- Avvicinamento: 20 minuti dal parcheggio.
- Punto di partenza: Clicca qui e Google Maps ti porta direttamente dove puoi parcheggiare.
L’avvicinamento e le varianti
Dal parcheggio, segui la mulattiera che porta all’antica miniera di ferro. In circa 20 minuti arriverai ai piedi del massiccio. Qui ti troverai davanti a un bivio verticale:
- Ferrata di Sinistra – Gutturu Xeu: Attacca vicino a una vecchia galleria mineraria. È caratterizzata da un colatoio rossastro molto bello da arrampicare e un finale su una parete verticale ricca di cambre (le staffe metalliche).
- Ferrata di Destra – La Via della Torre: Più aerea ed esposta. Include un traverso di trenta metri letteralmente sospeso nel vuoto e un diedro finale un po’ più atletico dove il cavo è leggermente in strapiombo.
Io ho percorso la via ferrata di Gutturu Xeu e, prima di rientrare percorrendo la via a ritroso, ho fatto una piccola deviazione per visitare la Grotta dei Colombi e la Grotta delle Colonne.

Attenzione: Per la discesa in doppia sono necessarie due corde da almeno 40 metri, oltre ovviamente al freno (discensore) e al cordino autobloccante (Machard o Prusik). È una manovra adrenalinica che richiede competenza tecnica: non improvvisare se non hai dimestichezza con le manovre di corda!
Attrezzatura e Note
Oltre al kit da ferrata omologato (casco, imbrago, dissipatore), porta con te i guanti. La manutenzione è generalmente buona, ma ricorda che siamo in un ambiente selvaggio: controlla sempre lo stato dei cavi prima di caricare il peso.
Il Sulcis che resta nel cuore
Tornare dal Sulcis Iglesiente non è mai solo una questione di chilometri percorsi o dislivelli superati. È portarsi a casa il silenzio delle miniere abbandonate, il riverbero del calcare bianco e quella sensazione di vertigine pura.
In questo angolo di Sardegna, il trekking smette di essere solo sport e diventa un viaggio attraverso i secoli, dove ogni passo su un binario arrugginito o su una scogliera a picco sul blu racconta la resilienza di una terra aspra e bellissima. Che decidiate di sfidare la verticalità di una ferrata o di perdervi tra i trekking più belli del Sulcis Iglesiente, ricordate che il segreto per scoprire il volto più vero dell’isola è uno solo: lasciare le strade battute e ascoltare la storia scolpita nella roccia.
E voi, siete pronti a sporcarvi gli scarponi nel sud-ovest? Se avete dubbi tecnici sull’attrezzatura o volete approfondire un itinerario specifico, scrivetemi nei commenti o inviatemi una e-mail!


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