USA On The Road: Il mio primo grande viaggio oltreoceano | California, Nevada e Arizona

Majestic view of Bixby Creek Bridge along the scenic Pacific Coast Highway.
Mondo

A cavallo tra il 2019 e il 2020, poco prima che il mondo si fermasse, ho preso un aereo verso l’America. Non era solo un viaggio: era una fuga, una rinascita e una promessa mantenuta al mio adorato figlio tredicenne. Insieme alla mia migliore amica, che vive negli USA dal 2015, abbiamo attraversato on the road la California toccando Nevada e Arizona.

Questo è il diario di quelle due settimane dedicate al viaggio più bello della mia vita.


San Francisco: l’impatto con il gigante americano

Siamo giunti dall’altra parte del mondo dopo 12 ore di volo su due aerei e novemilanovecentottantasette chilometri (Dio, la California quanto è lontana!).

San Francisco, considerata la città più spavalda e libera d’America, ci ha accolto con sole e vento freddo e un tramonto meraviglioso che ha colorato la baia di rosa.

Il benvenuto di San Francisco
Il benvenuto di San Francisco

Fronte oceano, grattacieli alternati a casine bianche hanno disegnato davanti ai nostri occhi uno skyline diverso e sconosciuto che saprà di casa per i prossimi tre giorni. Ci siamo persi fra le centinaia di persone al Pier 39 e il Fisherman’s Wharf, i più celebri moli della città dove immergersi nella vita americana: è tutto tanto, troppo, gigantesco, strabordante. Dai grassi piatti dei fast food, ai maxi granchi che ci guardano dalle vetrine pronti a finire dentro vulcani di pane, ai leoni marini spiaggiati sulle assi di legno, ai luna park improvvisati in pochi metri quadri, agli show degli street artist fino ad Alcatraz che ci guarda da lontano.

Oh America! Che bello conoscerti finalmente!

DOVE DORMIRE A SAN FRANCISCO

Abbiamo dormito come sassi, dopo essere stati svegli per trenta ore per la precisione perché in aereo non abbiamo chiuso occhio, per le due notti trascorse in città all’Hotel Zephyr San Francisco al 250 di Beach Street che affaccia proprio sul Fisherman’s Wharf, una delle poche sistemazioni pulite e ordinate beccate in tutto il viaggio!

San Francisco: luci e ombre della città più spavalda d’America

Con poche ore di sonno e con una notevole disritmia il secondo giorno, San Francisco ai nostri occhi appare contraddittoria, probabilmente come ogni grande metropoli che si rispetti, purtroppo come ogni parte di mondo.

Ha le sue graziose casette colorate tutte in fila, quelle che ho impresse nella testa dai tempi di Mrs Doubtfire, ha le sue discese e salite impressionanti, panorami sterminati, vecchie cable car che sfrecciano dal secolo che fu, un simpatico “how are you doing?” in ogni parte della città, un quartiere, The Castro, dove tutto sembra possibile anche la fine dell’omofobia, palazzoni che svettano fra case di legno color pastello, una città dentro una città qual è Chinatown dove l’Asia non sembra poi così lontana da qui.

quartiere the castro san francisco
Dentro il quartiere The Castro

Ma poi ci sono un numero indefinito di persone che vivono per strada, cartelli di cartone raccontano le disgrazie, chiedono aiuto, le tende fradice spariscono nella notte ma qualcosa nel giorno ancora rimane, sporcizia fra le strade a tratti ordinate, carrelli che trasportano case che cambiano indirizzo giorno dopo giorno, valigie consumate da traslochi perenni, silenzi ai semafori, traffico fra i cassonetti e un po’ di rabbia nel sentirsi totalmente inutile davanti a tutto questo.

Mi piace San Francisco, è libera ma tiene incatenati allo stesso tempo, è ricca, costosa, a tratti faticosa, sventurata. Ma mi piace!

On The Road: da San Francisco a Los Angeles

Sul Viale dei Giganti, ossia la Highway 101, prima e sulla celebre Highway 1 lungo la costa del Pacifico dopo, il nostro on the road parte dal rossissimo Golden Gate Bridge di San Francisco attraversato in tutta la sua imponenza sotto il cielo uggioso di fine dicembre.

Golden Gate Bridge di San Francisco
Il Golden Gate Bridge di San Francisco

La prima tappa è la Silicon Valley: nella contea di Santa Clara i quartieri generali dei colossi della tecnologia si stagliano silenziosi in mezzo a tanto verde. A Cupertino, accanto ad una gigantesca Apple, il nostro pranzo di Natale a base di pizza indiana probabilmente ce lo ricorderemo per diverso tempo! Lasciata la valle, abbiamo raggiunto la costa sull’oceano ma ci ha beccato la pioggia: Santa Cruz fra le pareti rocciose del Natural Bridge State Beach prima e Monterey dopo sono state le nostre prime tappe nella lunga discesa verso la Città degli Angeli.

La notte l’abbiamo trascorsa in uno di quei motel visti solo nei film al Carmel Inn & Suites dall’arredamento vintage nella cittadina dal grazioso centro storico di Carmel By The Sea da dove riparte la mattina dopo il nostro magico on the road californiano.

On The Road lungo la Pacific Coast Highway

Quello che non dicono della California è che i problemi di buche sulle strade non sono solo in Italia, così come la spazzatura che ogni tanto si trova sul ciglio della carreggiata; poi gli sterminati campi di carciofi non sono prerogativa del Sulcis sardo, così come non è del tutto vero che il problema del cambiamento climatico qui venga preso sotto gamba: ogni parcheggio ha numerose postazioni per ricaricare le auto elettriche che qua hanno pure una corsia preferenziale, oltre al fatto che qui il carpooling è una realtà e non una semplice sperimentazione.

Il quinto giorno americano ci ha visto attraversare il pezzo più spettacolare della Pacific Coast Highway, la strada panoramica del sogno americano che da Carmel By The Sea arriva sino a San Luis Obispo, sulla quale si incontrano anche pellegrini che percorrono El Camino Real e che fanno tappa alle missioni francescane che qui si insediarono nel 1700.

California ontheroad - Pacific Coast Highway 1 - 2019 (27)
Sulla Pacific Coast Highway 1

Fra lande desolate, colline ondulate, pareti a picco sul mare, l’azzurro dell’oceano, paesaggi selvaggi illibati, fitti boschi, il fiato che manca, cambi repentini di panorami, onde impetuose, curve e tornanti, condor giganteschi sulle nostre teste, un pranzo sull’orlo della fine del Nuovo Continente (con un’insalata che mi farà stare male per i prossimi giorni scoprirò poi) , ponti scenografici sospesi nel nulla e Quattro Mori sventolati, siamo stati guidati dallo spirito dell’ontheroad californiano, quello che tanti sognano di conoscere, di sentire, di vivere.

Di on the road ne ho fatti parecchi, questo si posiziona al primo posto senza ombra di dubbio per la bellezza esagerata della natura ma soprattutto per la sensazione di libertà che questo continente trasmette, per le emozioni intense che l’oceano scaraventa addosso, per la meraviglia di un viaggio condiviso con un’amica matta come me e con il mio amato figlio.

SAN LOUIS OBISPO

Per la nostra seconda sosta notturna lungo la Highway 1 siamo capitati a San Louis Obispo di cui l’unico ricordo che Marco si porterà è la Bubblegum Alley nel centro di questo paesello: un piccolo vicolo fra i viali alberati, le boutique e i locali di Higuera Street, tra Broad e Garden Streets. Le due pareti del vicolo sono interamente ricoperte di gomme da masticare (masticate e appiccicate). Disgustosa? Abbastanza. Ma è diventata negli anni un popolare punto turistico della città e quindi chi siamo noi per non masticare prima e attaccare dopo le nostre cingomme a questi muri dove microbi internazionali ballano la Salsa?

Bubblegum Alley
Marco schifato nella Bubblegum Alley ma che si appresta ad appiccicare la sua gomma masticata

DOVE NON DORMIRE LUNGO LA HIGHWAY 1

Il posto più sporco e più scomodo lo abbiamo beccato noi, quindi se mai dovessi passare di qui, passa dritto. L’International House SLO a San Louis Obispo ci ha costretti a dormire vestiti con i giubbotti con cappuccio, e qui concludo.

Un salto in Danimarca e l’arrivo alle porte di Los Angeles

Il sesto giorno ci ha visto fare un salto in Danimarca, senza aerei sì. Solvang è una enclave danese in America, qui dove tutto è possibile, anche passeggiare per il Vecchio Continente in mezzo a mulini a vento e casette dal tetto aguzzo, ma con una media di una decina di gradi in più, forse i tre signori danesi che più di cento anni fa iniziarono a costruire un pezzetto della loro terra natia qua, volevano proprio questo: la Danimarca al caldo!

solvang
Mulini a vento a Solvang

Tappa obbligatoria è stata poi Santa Barbara dove le altissime palme e l’aria tiepida ci hanno introdotto alla città che stiamo per raggiungere finalmente: Los Angeles.

Il tramonto a Malibù sarebbe stato perfetto ma non avevamo fatto i conti con il traffico californiano nel quale abbiamo trascorso diverse ore stonando fra le canzoni degli 883 e godendoci il tramonto poi dall’autostrada che fortunatamente costeggia l’oceano fino a Santa Monica dove siamo arrivati tardissimo e dove siamo definitivamente crollati senza cena!

DOVE DORMIRE A SANTA MONICA

Inutile dire che in America tutto è caro come il fuoco, quindi noi per ovviare al problema abbiamo dormito in un motel lontano dal mare di Santa Monica per non finire tutti i risparmi prima di arrivare a Los Angeles! Posto pulito e modesto il Rest Heaven Motel al 815 di Grant Street. La nostra camera aveva vista muro ma non importa.

Luci e ombre della Città degli Angeli

E dopo una settimana in America eccoci arrivati in quel pezzo di California che tutti almeno una volta abbiamo sognato guardando film e telefilm di ogni genere. Ed è proprio come esserci dentro!

Da Santa Monica con il suo famosissimo molo dove termina la Route 66 e il suo luna park ficcato pure dentro ogni videogioco (mio figlio elettrizzato “siamo dentro GTA!!!”), a Venice Beach con i suoi muscle men a dare spettacolo, con la sua atmosfera di libertà, una spiaggia infinita, surfisti, skaters, artisti di strada, colori e felicità, fino ad arrivare finalmente a Los Angeles che ci ha accolto con un meraviglioso tramonto rosato in mezzo alle sue altissime palme e una iconica lavanderia a gettoni anche questa vista e rivista in tv.

Insomma siamo arrivati dentro un film.

Tappa obbligatoria agli Universal Studios

Ad Aprile eravamo a Cinecittà sognando Hollywood che pensavamo non avremmo mai potuto raggiungere. Ma la vita è strana e quest’anno ci ha dato la possibilità di esprimere inaspettatamente questo desiderio ed eccoci ad arrivare agli Universal Studios, secondo studio più vecchio ad Hollywood, fra gli incredibili set dei film hollywoodiani (tipo Lo squalo, di cui non immaginereste mai quanto piccolo è il laghetto dove è stato girato il film, La guerra dei mondi, Ritorno al futuro, Jurassic Park, Shrek) a conoscere tutti i trucchi che ci sono dietro e tutta quella magia nella quale quotidianamente ci perdiamo; fra le mega attrazioni del parco a tema che ci hanno catapultato dentro film iconici come Jurassic Park, La Mummia, Harry Potter, Transformers e persino dentro il giallo ed irriverente mondo dei Simpson; fra migliaia di persone impazzite (come noi d’altronde) dentro questo posto che se non lo vedi, non ci credi tanta è la perfezione irreale di un dinosauro che passeggia per il parco, di una Marilyn Monroe che manda baci, di Optimus Prime che parla alla folla, di Frankenstein che fa paura solo a starci davanti figuriamoci farci una foto assieme.

E, a proposito di foto, non ne abbiamo fatto a questo giro, siamo stati davvero troppo occupati a vivere un film, più film anzi, nella realtà, letteralmente a bocca aperta.

Il biglietto d’ingresso è un vero e proprio salasso ma una volta nella vita questo posto va assolutamente visto!

Ciao Los Angeles!

Penultimo giorno del 2019 fra le tue colline morbide a sognare la vita che offri a chi sceglie di raggiungerti sulla scia di un desiderio alimentato dalla tua gigantesca industria cinematografica che sin da piccoli ci nutre di miti e speranze.

Troppo poco ho visto e troppo poco tempo ho trascorso per dirti la mia. E sei troppo. Troppo gigante, troppo piena di contraddizioni, troppo ricca, troppo povera, troppe sono le aspettative, troppo poche le perplessità.

Ma il benestare di mio figlio ce l’hai: eri il suo sogno!

Quindi a questo giro ti promuovo sulla fiducia cara L.A., solo perché ho visto la felicità negli occhi di Marco!

DOVE DORMIRE A LOS ANGELES

Sei nella città più cara al mondo, dove dormire se non in un motel economico? Siamo stati fortunati, era abbastanza pulito lEconomy Inn Hollywood al 5308 di West Sunset Boulevard a Hollywood – Los Angeles. E anche vicinissimo ad una lavanderia a gettoni.

lavanderia a gettoni in california
Consiglio Bonus: Abbiamo viaggiato con un piccolo trolley a testa, 5 cambi ciascuno per 15 giorni ovvero lavatrici a gettoni per tutto il viaggio, esattamente come nei film.

On the road dalla California al Nevada: Capodanno a Las Vegas

Capodanno a Las Vegas potrebbe sembrare il titolo di un goliardico film e invece è stata proprio la nostra realtà! Il cliché dei cliché americani dovevamo viverlo!

E così siamo arrivati nella città nel bel mezzo del nulla dove tutto è concesso e ci siamo lasciati trasportare dalla sua pazzia. Marco mi ha trascinato sulla montagna russa che svetta sopra il casinò New York New York (la vedete bella rossa fra i palazzi e la statua della libertà) proprio per darci quella botta di vita iniziale, ancora un po’ e la botta era di morte dallo spavento (Benedetti adolescenti!).

las vegas casino new york new york
La montagna russa svetta sopra il casinò New York New York

Dopo un cenone italianissimo da Eataly (Marco non ne poteva più di hamburger e patatine, voleva la pasta!) e aver visitato tutte le città del mondo a piedi (di Venezia pure i canali hanno riprodotto!), abbiamo aspettato la mezzanotte in mezzo a mezzo milione di persone fra fuochi d’artificio partiti da ogni dove e miliardi di luci felici.

Las Vegas è stata come ce la siamo sempre immaginata: folle davvero.

LAS VEGAS

Nel bel mezzo del nulla di uno stato caratterizzato da immensi deserti, Las Vegas sembra quasi uno scherzo.

Conosciuta come Sin City ufficiosamente, The Entertainment Capital of the World ufficialmente, Vegas non dorme mai, non esiste il tempo (non ci sono orologi nelle sue decine di casinò), le leggi regolano solo il gioco d’azzardo (tipo che si può fumare beatamente all’interno ovunque) e libertà è la parola d’ordine assieme a divertimento sfrenato. Sarà per questi motivi che la contea di cui fa parte è quella a più forte crescita demografica negli Stati Uniti? Forse. Fatto sta che una volta nella vita bisogna andarci e viverla. Io ho scelto il giorno probabilmente peggiore e migliore allo stesso tempo!

welcome to las vegas
Welcome to Las Vegas

Il Capodanno più assurdo, più folle, più bello, il più straordinario. E non tanto per Las Vegas, per la gente bizzarra, per l’atmosfera delirante, per le luci psichedeliche, per l’iperbole che è, per la confusione smodata, piuttosto per l’emozione intensa provata nel bel mezzo del pandemonio, quella che cercavo da tempo, che mi mancava da tanto: la pace. Trovarla a Las Vegas è stato, giuro, assurdo, quanto di più paradossale potesse capitare. Ma la città è proprio questo: incredibilmente e inspiegabilmente contraddittoria.

DOVE DORMIRE A LAS VEGAS

La notte di Capodanno a Las Vegas la volevamo passare sulla Strip ma vi lascio immaginare i costi esorbitanti per alloggiare lì. Quindi dopo aver festeggiato sulla Strip fino a notte fonda ce ne siamo tornati a dormire nel nostro altrettanto fighissimo e pulitissimo South Point Hotel Casino-Spa al 9777 del Las Vegas Boulevard South.

On the road dal Nevada all’Arizona: welcome to Arizona, The Grand Canyon State

Dal Nevada di Las Vegas abbiamo raggiunto l’Arizona attraversando paesaggi pazzeschi per quattro lunghe ore, cambiando anche fuso orario (l’Arizona è un’ora avanti rispetto a California e Nevada), passando dal deserto, alle colline, alla montagna, salutando velocemente qualche cittadina dal sapore vintage con i suoi giganteschi cartelli pubblicitari.

cartelli pubblicitari in america
Modesti cartelli pubblicitari in America

Grandi cartelli e gigantesche insegne che gli States espongono pure nel bel mezzo del niente. La maggior parte delle volte sono inviti a mangiare cibi strabordanti di grasso che, per coerenza però, hanno accanto a ingredienti e prezzo anche il conto astronomico delle calorie, che ovviamente non mi ha toccato minimamente (“siami sani” diremmo in Sardegna).

Quello che invece mi ha colpito e che proprio non mi è piaciuto, la nostra cultura ha tanto da insegnare alla loro, è che Fast Food è davvero la regola che detta i pasti americani anche fuori dai fast food che conosciamo, dentro ristoranti e, peggio che mai, dentro le case. Il piacere di stare a tavola non esiste. Sì, lo so, per noi è un vero colpo al cuore. In ristorante appena vedono che stai finendo di mangiare ti portano il conto, della serie “datti una mossa e levati dalle balle, e non dimenticare la mancia”. A casa ognuno mangia per conto suo in piedi o seduto poco importa, in camera, sul divano, sulla moquette, mentre si fa altro anche. Insomma, si mangia perché si deve mangiare. Il puro piacere di godersi un pasto non è contemplato. Ammetto che mi ha sconvolto questa cosa qui! Ma mai quanto entrare in un market, anzi in tutti i market, e trovare 35 scaffali di cibo spazzature e due banane scarnite buttate accanto alla cassa, ma questa è un’altra storia.

Nel frattempo che i pensieri fluttuano, siamo arrivati infine sulla neve dell’Arizona che ci ha accolto sotto un cielo rosa come sempre dal nostro arrivo negli States. Io sono sempre più innamorata, non c’è altra parola possibile. Innamorata di questi posti, di questo viaggio, della bellezza che vedo fuori e che sento dentro.

DOVE DORMIRE IN ARIZONA

Abbiamo dormito al Grand Canyon Inn and Motel – South Rim Entrance al 257 della South State Route 64 a Valle. Bel motel dalla colazione ricchissima e super internazionale. Abbiamo scelto questo perché arrivare da sud al Grand Canyon è l’opzione più comune e comoda, ideale per chi proviene da Williams o Flagstaff come noi. L’ingresso principale, South Entrance Station, porta direttamente al Grand Canyon Village, cuore del parco, attivo tutto l’anno.

Arizona: il Grand Canyon

Ed eccolo lì la mattina dopo davanti ai nostri occhi finalmente il Grand Canyon, una delle meraviglie del mondo!

Sotto la neve dell’Arizona di fine dicembre, una voragine rossa si apre nel terreno regalando uno spettacolo indimenticabile e il primo impatto è un pugno allo stomaco: non è vero, sono davanti ad un quadro e questo non esiste in realtà. Poi cammino, giro, guardo meglio, mi affaccio dallo strapiombo: è vero, è tutto vero.

Grand Canyon
Grand Canyon e neve

Dieci miglia di diametro, un miglio di profondità, una lunghezza di 277 miglia e milioni di anni addosso portati egregiamente.

Un fiume, il Colorado, che lo attraversa e che lo ha scavato, una luce che lo dipinge di tutte le sfumature di rosso, di arancio, di giallo, un cielo terso che brilla sopra la mia testa, una coltre di neve che ammorbidisce le temperature rigide che però non sento tanta è l’adrenalina per avere finalmente davanti agli occhi qualcosa che so che in foto non renderà nemmeno lontanamente.

Il commento ironico di mio figlio? “È solo un buco nel terreno!”. Adolescenti, appunto.

On the road dall’Arizona alla California: Sacramento

E per gli ultimi due giorni in America, abbiamo deciso di stravolgere i piani: rientrare dall’Arizona in giornata, accamparci da amici e fare un ultimo giro in California, nella sua capitale, Sacramento.

E così abbiamo lasciato la neve del Grand Canyon State per tornare alle temperature più miti del Golden State regalandoci un viaggio on the road di otto ore filate a bordo di una potente Dodge, finendo dentro la più classica delle case americane, quelle basse, tutte in fila, con il garage che da sul giardino, il vialetto di erba verde, una fila di alberi che regola gli ingressi, a mangiare pasta al sugo e pane e Nutella (sì, abbiamo cercato di convertire gli americani alla nostra cucina!), per arrivare a Sacramento che ci ha accolto con la sua atmosfera western in centro città: l’architettura vittoriana risalente all’epoca dei cercatori d’oro con edifici a più piani, ampie entrate ad arco, finestre con balconi in ferro e portici ci hanno riportato indietro ad un tempo che solo attraverso i film (e rieccoci!) abbiamo conosciuto.

Ovunque si vada, ovunque si entri, la domanda che accoglie tutti è una: “how are you?”. Gli americani, perlomeno in California, ma anche in Nevada e in Arizona, sono dei grandi chiacchieroni, ogni scusa è buona per scambiare quattro parole e un paio di sorrisi. Alla cassiera del distributore di benzina non gliene importa un fico secco se hai fretta, tantomeno all’host del motel se è tardi e hai sonno, figuriamoci al tassista se è mattina presto e non hai voglia di sentire una mosca volare. Ovunque, prima di tutto, ti chiederanno come stai, domanda alla quale si aspettano una risposta condita e un “what about you?” ricambiato. Ti accolgono con il sorriso, pure se hai comprato un pacchetto di cingomme da un dollaro o se devi semplicemente chiedere una veloce informazione, gratis pure. I muri fra le persone vengono abbattuti, anche tra quelle che si vedranno per quei soli cinque minuti nella vita; i musi lunghi, la fretta, l’essere distaccati, la diffidenza, tutto evapora grazie a sole tre parole. Le più semplici al mondo eppure al giorno d’oggi sembrano le più difficili da pronunciare, anche da ascoltare. Ammetto che le prime volte ho tagliato corto, questione di non-abitudine, e ho visto quanto ci è rimasto male chi avevo davanti e mi sono sentita veramente un’idiota, una completa idiota. Ma sono semplicemente rimasta spiazzata, ho automaticamente applicato la mia cultura anziché aprirmi alla loro che, in questo, ha tanto da insegnare alla nostra.

Ed è dalla capitale della California che termina il nostro primo grande viaggio dall’altra parte del mondo che ci ha riempito di straordinarie nuove emozioni.


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