USA | California in love – Guida di viaggio nella San Francisco Bay Area

san francisco bay area
Mondo

Tornare in California dopo soli due anni dalla prima volta è stata una follia. Ma ci sono momenti nella vita in cui i chilometri non contano, conta solo esserci. Nel novembre 2021, in un momento storico ancora complesso per i viaggi, sono partita per una missione segreta: fare una sorpresa ad una delle mie più care amiche, dal 2015 negli USA, a Sunnyvale (Silicon Valley) in un momento per lei molto speciale e delicato, insieme al mio fidanzato e alla famiglia della mia amica ignara di tutto fino al nostro arrivo.

In questo post troverai i miei appunti di viaggio e una guida di viaggio nella San Francisco Bay Area, e dintorni, con tutte le tappe toccate, tra città, natura e momenti in famiglia. Questo non è stato un viaggio di corsa pieno di cose da fare, ma un viaggio di attesa, vicinanza e amore.


Guida rapida: l’itinerario

Se stai pianificando un viaggio in California nella San Francisco Bay Area, ecco le tappe che abbiamo toccato in 10 giorni, ideali per chi cerca un ritmo slow:

  • Base: Sunnyvale (Silicon Valley).
  • Natura: Muir Woods National Monument (Sequoie giganti)
  • Città: San Francisco (Chinatown, Fisherman’s Wharf, Lombard Street)
  • Storia: Alcatraz, Università di Stanford, Laguna Seca
  • Costa e Oceano: Marin Headlands, Monterey, Carmel-by-the-Sea, Pigeon Point Lighthouse, Pistachio Beach

Il senso del viaggio: It’s all about love

Pistachio Beach
Noi a Pistachio Beach

Ho creduto per diverso tempo che la bellezza di un viaggio fosse tutta nella destinazione, nella meta finale, nel luogo visitato tanto agognato, in quel panorama che avrei trovato all’arrivo, in quel piatto da assaggiare o in quel museo da scoprire, in quella città, in quel bosco fitto, tutte cose che credevo mi avrebbero regalato eccitazione e turbamento utili al giudizio finale del viaggio.

Sarebbero dovuti trascorrere diversi anni in parecchi viaggi per rendermi conto che la bellezza del viaggio invece sta tutta dentro, o quasi, alle persone che partono, risiede in noi stessi, intrecciata ad emozioni e sensazioni, avvinghiata alla paura e al coraggio della scoperta del nuovo e dell’ignoto, cucita addosso al nostro essere, legata alla voglia di tornare, scappare e rimanere ancora, ben allacciata a ciò che siamo in quel momento e che, dopo il viaggio, non saremo più.

Il viaggio siamo profondamente noi e chi ne fa parte, all’inizio, alla fine, nel mentre.

Il viaggio sono io che ora non so dove son diretta ma vado dall’altra parte del mondo alla ricerca di un abbraccio che non porta con sè giudizio, il viaggio è chi mi ha accompagnato confuso ma felice, che, come per il Maxibon, 2 folli is megl che uan.

Il viaggio è lei che non si aspetta cinque persone di casa piombare in una notte qualunque di novembre e ci chiude la porta in faccia dallo shock con suo marito che intona, con tutta ragione, un americanissimo “WTF!”.

Il viaggio sono i suoi genitori che l’hanno vista partire ragazza e la ritrovano, spaesati, donna, moglie, quasi mamma, il viaggio è sua madrina che oltreoceano non pensava di poterci mai arrivare ma, dice Dante, è l’amor che move il sole e l’altre stelle.

Il viaggio è in queste sette persone che condividono culture e lingue diverse, racconti del passato e sogni del futuro, in una estemporanea di dieci giorni, ed è proprio qui che si incastra alla perfezione la bellezza di questo viaggio Californiano fronte oceano, nell’amore all’improvviso.

Guida di viaggio: San Francisco Bay Area

Se vuoi vivere la California con un ritmo umano e profondo, ecco i luoghi che abbiamo toccato nella San Francisco Bay Area e che ti consiglio di inserire nel tuo itinerario californiano.

Marin Headlands
San Francisco vista dalle Marin Headlands

Dentro il Muir Woods National Monument

Non posso dire di non aver mai visto una sequoia perché sul granitico Monte Limbara, nel nord della Sardegna, negli anni ‘30 sono state impiantate proprio le Sequoie della California (Sequoia Sempervirens) e oggi svettano per circa 35 metri in un angolo di Vallicciola.

Ma posso dire che quelle che ho visto nel parco del Muir Woods National Monument, proprio a due passi da San Francisco, sono le sequoie più mastodontiche e spettacolari che abbia mai visto, raggiungono infatti il triplo dell’altezza delle nostre sequoie galluresi e sono un tantino più vecchie, di duemila anni circa.

Muir Woods National Monument
Con la testa all’insù dentro il Muir Woods National Monument

Le chiamano Redwoods, perché il tronco, aromatico e profumato, ha la corteccia arancione-rossiccia. Crescono spontaneamente lungo la fascia costiera che va dalla California all’Oregon, nel raggio di 60 km dall’oceano Pacifico.

Le sequoie prediligono infatti un tipo di clima oceanico temperato ricco di umidità (grazie al quale riescono a raggiungere i 110 metri d’altezza), non tollerano invece climi continentali e temperature troppo rigide (che non le fa crescere oltre i 40/50 metri).

Un luogo naturalmente carico di fascino. Mozzafiato.

Un luogo pieno di storia, testimone silenzioso della conquista violenta di una terra pacifica, attore fondamentale nel ripristino di culture, tradizioni e costumi del popolo natio che fra le sue altissime fronde, dopo tanto tempo, ha ripreso a respirare in pace.

Ti lascio qui la mia traccia GPS del facile percorso ad anello di 8 chilometri che ho percorso, utile per non pagare parcheggio e ingresso che ti limiterebbe a vedere poco e niente.

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Il tramonto dalle Marin Headlands

Di rientro dal Muir Woods National Monument, fermati alle Marin Headlands, per godere di straordinari scorci del Golden Gate e dello stretto che unisce la Baia di San Francisco con l’Oceano Pacifico, al tramonto. Qui ho assistito al primo tramonto californiano della mia seconda volta negli USA , di quelli che iniziano rosati e poi si infuocano, colorando l’orizzonte, il cielo e il mare, la sabbia delle spiagge e le rocce aspre e scure che si buttano nell’acqua, le colline morbide e la città appuntita, i visi di chi si meraviglia lì davanti la prima, la seconda, l’ennesima volta. Sempre.

Visitare San Francisco: Tra moli e salite

La città della nebbia va vissuta a piedi (preparati a salite e discese) e sui suoi storici Cable Car (così fai riposare le gambe di tanto in tanto). Non perderti una passeggiata lungo Lombard Street, la via più tortuosa del mondo, con otto ripidi tornanti resa celebre da tanti film americani, nonchè una delle strade più fotografate al mondo.

Tips Tramonto: Il Pier 39 in città è perfetto per salutare i leoni marini mentre il sole cala, ma per una vista dall’alto punta su Coit Tower o il parco di Alamo Square con le iconiche Painted Ladies.

tramonto pier 39
Tramonto in compagnia dei leoni marini al K-Dock del Pier 39 a San Francisco

Pausa Pranzo: Al Fisherman’s Wharf, il rito è fermarsi in uno dei chioschi storici per un Crab Cocktail o la celebre Clam Chowder servita nella pagnotta di pane di San Francisco (io le ho assaggiate ovunque e ovunque le ho trovate davvero buone!).

Visita guidata ad Alcatraz: Fun Fuct

Alcatraz è l’isola che se ne sta silenziosa davanti a San Francisco (e si vede da ogni dove in città) che devi assolutamente andare a vedere, celebre per avere ospitato, dal 1934 al 1963, la leggendaria prigione federale di massima sicurezza, da cui si diceva fosse impossibile fuggire per via di una guardia ogni tre detenuti, delle ripide scogliere su cui sorge e dell’Oceano Pacifico con le sue potenti correnti di acqua gelida.

Alcatraz da San Francisco
Alcatraz da San Francisco

Ma 5 signori in barba al “fuggire è impossibile”, nel 1937 prima e nel 1962 poi, riuscirono nell’impresa, attraverso il condotto di areazione delle celle, dissero che fossero morti trascinati dalle correnti ma i corpi non vennero mai ritrovati e diverse decadi dopo alcuni testimoni dichiararono di averli visti in Sud America. Poi chissà!

Il nome Alcatraz è di origine spagnola, da “La isla de los Alcatraces”, l’isola dei pellicani, che qui nidificavano e che ancora solcano i cieli californiani. Li ho visti ovunque, bellissimi!

E’ soprannominata The Rock, perché gran parte della sua superficie è rocciosa.

La cella di Frank Morris viene fotografata dopo la sua infame fuga da Alcatraz
Come era la cella di Frank Morris dopo la sua fuga da Alcatraz

Qui venivano reclusi i criminali più pericolosi o che avevano già tentato la fuga da altri penitenziari. I detenuti ci rimanevano fin quando non venivano più considerati sovversivi o incorreggibili.

Le voci e i racconti delle audio guide che oggi permettono una visita approfondita appartengono a ex detenuti e a guardie carcerarie, così, per farti rabbrividire più del dovuto.

Facevano eccezione alla durezza del carcere i pasti: la qualità della mensa di Alcatraz era superiore alla media delle carceri statunitensi.

tracce dell'occupazione dei nativi americani
Tracce dell’occupazione dei nativi americani

La sala mensa era considerata il luogo più pericoloso di Alcatraz, i detenuti mangiavano insieme in un grande refettorio fra stoviglie che potevano trasformarsi in armi nelle mani dei peggiori criminali d’America ma, in caso di rivolta, si sarebbe sprigionato nella stanza un gas letale dai bocchettoni nel soffitto.

I detenuti venivano rinchiusi in celle singole piccole e anguste, di circa 4 metri quadri ciascuna, e, al bisogno, venivano reclusi nelle celle sotterranee, in The Hole, dove non c’erano letto, luce né pulizia. Una di queste oggi si narra sia infestata dagli spiriti, diversi visitatori e gli impiegati stessi, nella cella 14D dicono di aver percepito una presenza (io non ci sono entrata per non sbagliare).

Secondo l’articolo VI del Trattato di Fort Laramie (1868), firmato dagli Stati Uniti con alcune tribù di nativi americani, ogni «indiano adulto» aveva diritto di occupare le terre federali acquistate dal governo ma poi abbandonate o dismesse. Dopo la chiusura della prigione, Alcatraz aveva quei requisiti e venne pacificamente occupata per 18 mesi da un gruppo di nativi americani, noti come indiani di tutte le tribù, per protestare contro le politiche federali relative agli indiani americani.

  • Tip pratica: I biglietti vanno prenotati con largo anticipo, specialmente per i tour notturni, che offrono un’atmosfera ancora più spettrale e suggestiva.

Chinatown: un salto in Oriente

La Chinatown di San Francisco è la più grande comunità cinese al di fuori dell’Asia e anche la più antica degli Stati Uniti (1840). È situata al centro della città, accanto agli altissimi grattacieli che abbracciano Union Square, 3,5 chilometri quadrati densi di oriente che contengono più di 100mila persone, molte delle quali parlano solo cinese mandarino o cantonese.

A questo giro ho raggiunto Stockton Street, meno frequentata dai turisti rispetto a Grant Avenue, caratterizzata dalla presenza di pescherie, mercati e rosticcerie dove per qualche mezz’ora mi sono immersa nella loro vita sfiorando usanze e tradizioni, soprattutto culinarie.

Chinatown, San Francisco
Passeggiando a Chinatown, San Francisco

A colpirmi bancarelle di cartone stracolme di pesce essiccato dove tutti toccano e prendono, pescherie piene di vasche di pesci che nuotavano stretti pronti a far colpo sull’acquirente di turno, la frutta e verdura con le banane appese a decorazione come luci di Natale, l’appuntito durian, il frutto più puzzolente al mondo, dal sapore fruttato con toni di cipolla. E poi la roba stesa fuori dalle finestre tutta ammassata che ti chiedi come faccia ad asciugare, i polli arrosto luccicanti appesi in mostra dietro vetri unti, mani che scelgono con cura melanzane fresche, un po’ di musica suonata con strumenti orientali all’angolo della strada in cerca di uno spicciolo, odori forti e acri, profumi nuovi e intensi, una lingua per me eterogenea e originale.

Un mondo così lontano da quello che mi sono lasciata alle spalle qualche mezz’ora prima che è quasi impossibile da credere. Un incontro con una cultura sconosciuta carica dei pregiudizi occidentali con i quali convive e che qui, forse, riesce a sgretolare.

Campus Google: Nel cuore della tecnologia

A Mountain View sorge il Googleplex. Sebbene gli uffici siano chiusi al pubblico, il campus è accessibile per una passeggiata tra le iconiche biciclette colorate (G-Bikes) e le installazioni artistiche. Io ci ero già stata durante la mia prima volta in California perché mio figlio è un super appassionato di informatica e un giorno, diceva, sarebbe andato a lavorare lì quindi voleva assolutamente vedere tutto prima.

Googleplex
Passeggiando nel Googleplex si fanno simpatici incontri
  • Consiglio: Visita la nuova Google Visitor Experience, che offre un negozio di merchandising esclusivo e una caffetteria aperta a tutti. È il luogo perfetto per respirare l’atmosfera creativa della Silicon Valley.
  • Curiosità: passeggiando qui noterai che c’è silenzio nonostante il traffico, l’uso di asfalto fonoassorbente (“quiet pavement”) è qui infatti una pratica consolidata. Si tratta di asfalto poroso o gommato che riduce il rumore di traffico tra i 3 e i 10 dBA, un abbattimento che l’orecchio umano percepisce come un dimezzamento del rumore. Oltre alla riduzione acustica, offre un’ottima aderenza e sono utilizzati per migliorare la sicurezza e ridurre l’inquinamento acustico.

Università Stanford: Eccellenza e Architettura

Palo Alto ospita uno dei campus più prestigiosi al mondo. Nel cuore della Silicon Valley, a circa 60 km da San Francisco, la Stanford University rappresenta l’immagine archetipica del campus americano. Passeggiando tra i suoi ampi prati perfettamente curati e i lunghi viali alberati, si respira un’atmosfera sospesa tra tradizione accademica e innovazione contemporanea.

Stanford University
Riempirsi di meraviglia passeggiando dentro il campus della Stanford University

L’architettura in stile California Mission, con le sue arcate eleganti, i tetti in terracotta e le facciate color sabbia, conferisce al complesso un’identità visiva coerente e immediatamente riconoscibile. Ogni dettaglio sembra studiato per armonizzarsi con la luce intensa della California e con il paesaggio circostante.

Il disegno del campus è frutto del contributo di progettisti di grande rilievo, tra cui il celebre paesaggista Frederick Law Olmsted, che ha modellato giardini e spazi verdi secondo una visione organica e funzionale. Il risultato è un equilibrio raffinato tra natura e architettura, che rende la visita a Stanford non solo un’esperienza culturale, ma anche un autentico itinerario paesaggistico.

Visita guidata nel campus della Stanford University

Palm Drive e The Oval – Il biglietto d’ingresso perfetto

Inizia il tuo tour da Palm Drive, il viale alberato costeggiato da palme che conduce alla “Farm”, il cuore dell’università. Qui si apre The Oval, un ampio spazio erboso dove studenti e visitatori si rilassano sotto il sole californiano.


Main Quad e Memorial Church – Cuore storico e artistico

Proseguendo si giunge al Main Quad, il classico quadrilatero in stile Mission Revival con arcate e cortili, epicentro della vita universitaria e visiva di Stanford. Al centro si affaccia la Memorial Church, una chiesa romanica famosa per i suoi splendidi mosaici e vetrate artistiche, uno degli angoli più suggestivi dell’intero campus.


Hoover Tower
Hoover Tower

Hoover Tower – Vista panoramica sulla Silicon Valley

Non lontano dal Quad si erge la Hoover Tower, uno dei simboli più riconoscibili di Stanford. Salendo sull’osservatorio (quando aperto al pubblico) si gode di una vista ampia sul campus, gli edifici storici e, nelle giornate limpide, sulle colline della Bay Area.


Cantor Arts Center – L’arte in tutte le sue forme

Per gli amanti dell’arte, una tappa obbligata è il Cantor Arts Center: il museo ospita una collezione che va dall’arte antica a quella moderna e contemporanea, inclusa una delle più grandi collezioni di sculture di Auguste Rodin al di fuori di Parigi. L’ingresso è libero e il giardino scultoreo esterno merita anch’esso una passeggiata tranquilla.


Arizona Cactus Garden e Papua New Guinea Sculpture Garden – Oasi naturali e culturali

Per un’esperienza più intima nel verde, visita l’Arizona Cactus Garden, un giardino storico di piante grasse che ha ispirato studenti e visitatori per generazioni. Poco distante, nel piccolo boschetto accanto alle residenze, si trova il Papua New Guinea Sculpture Garden, una raccolta unica di sculture tradizionali allestita da artisti della regione Sepik — sorprendente e poco conosciuta.


Stanford University
Scorci della Stanford University

Bing Concert Hall – Musica e architettura contemporanea

Se il tempo lo permette, vale la pena fermarsi al Bing Concert Hall, un auditorium moderno noto per la qualità acustica e per il design elegante. Anche solo ammirarne la facciata e l’ingresso è un modo piacevole per scoprire come Stanford coniughi arte e innovazione.


Passeggiata finale tra arte, natura e scorci nascosti

Chiudendo la visita, esplora a piedi alcune aree più tranquille:

  • il Rodin Sculpture Garden nei pressi del Cantor Arts Center;
  • i vialetti alberati e i cortili secondari;
  • zone come Lake Lagunita (spesso asciutto ma scenografico) per vedere il campus in prospettive diverse.

Costa e Oceano: Da Monterey a Carmel

Percorrere la Highway 1 è il sogno di ogni viaggiatore, io l’ho fatto durante il mio primo memorabile on the road americano a cavallo tra il 2019 e il 2020. E nel 2021 ho toccato nuovamente questa strada leggendaria, lasciando per un giorno la San Francisco Bay Area, e ho messo piede per la seconda volta in due delle tappe del primo on the road:

  • Monterey: Visita il celebre acquario e passeggia per Cannery Row. Per pranzo, la Clam Chowder fronte mare sulla McAbee Beach è un classico.
Clam Chowder
La Clam Chowder al Fish Hopper a Monterey
  • Carmel-by-the-Sea: Un villaggio fiabesco dove non esistono semafori né numeri civici. Passeggia sulla spiaggia di sabbia bianca e cerca la Mrs. Clinton Walker House di Frank Lloyd Wright, incastonata tra le rocce, magari al tramonto come abbiamo fatto noi. Poesia.
Cabin on the Rock
La Mrs. Clinton Walker House al tramonto

Lei gli disse che il suo desiderio era una casa “as durable as the rocks and as transparent as the waves”. Lui l’ascoltò e le disegnò la “Cabin on the Rock” fronte oceano, in uno dei luoghi più esclusivi della California, dal quale ho goduto di uno straordinario tramonto.

Lei era Mrs. Clinton Walker di Pebble Beach, nella Contea di Monterey.

Lui era Frank Lloyd Wright, uno dei più grandi architetti del Novecento, il più anziano dei cinque maestri del Movimento Moderno (fra i quali Le Corbusier), l’esponente più importante dell’architettura organica.

Cabin on the Rock
Cabin on the Rock al tramonto
  • Pigeon Point Lighthouse: Uno dei fari più alti degli USA, una sentinella bianca affacciata sul Pacifico. Spesso si possono avvistare balene in transito.
  • Pistachio Beach: A nord del faro di Pigeon Point, è il luogo perfetto per un barbecue o un picnic riparati dal vento (testato personalmente), godendoti il rumore delle onde che si infrangono sulla scogliera selvaggia che chiude la spiaggia che fa parte del Pigeon Point Light Station State Historic Park.
Pistachio Beach
Pistachio Beach

Laguna Seca: Il tempio della velocità

Se appassionati di motorsport come il mio fidanzato, situato tra le colline di Monterey c’è il WeatherTech Raceway Laguna Seca, uno dei circuiti automobilistici più iconici e amati al mondo. Inaugurato nel 1957, è celebre per il suo layout tecnico e spettacolare, caratterizzato da forti dislivelli che seguono l’andamento naturale del terreno.

Laguna Seca
Tappa al circuito di Laguna Seca
  • Il mitico “Cavatappi”: Il punto più famoso del circuito è senza dubbio il Corkscrew, una sequenza di curve (la 8 e la 8A) che affronta una pendenza vertiginosa, dando ai piloti l’impressione di cadere nel vuoto. È considerato uno dei passaggi più difficili e spettacolari di tutto il motorsport mondiale.
  • Consiglio per gli appassionati: Anche se non ci sono gare in corso, spesso è possibile accedere ad alcune aree del circuito o fare una sosta al negozio ufficiale. Sentire il rombo dei motori che echeggia tra le valli della California è un’esperienza elettrizzante per chiunque ami la velocità, proprio come il mio fidanzato che non avrebbe mai rinunciato a questo pit-stop!

Croce e delizia: quello che NON ti dicono sulla vita in California

Nonostante il mio amore viscerale per il Golden State, ci sono aspetti della quotidianità americana che riescono ancora a farmi imbestialire. Viaggiare significa anche questo: scontrarsi con abitudini che mettono a dura prova la nostra pazienza (e il nostro portafoglio).

  • L’enigma della mancia obbligatoria: La TIP richiesta negli scontrini (dal 15% al 20% sull’importo finale) ha una concezione del tutto diversa dalla nostra. In America se non la lasci son capaci che ti rincorrano come se non avessi pagato il conto. Questo grazie ad una cultura del lavoro e dei diritti praticamente assente, molti guadagnano ben al di sotto di quanto a loro servirebbe per sopravvivere e tirano avanti solo grazie alle mance. Ancora peggio: in molti stati (come in California) è previsto un salario minimo, di conseguenza il datore di lavoro di fatto paga i dipendenti solo con le mance.
pancake usa
Il pancake che ti servono a colazione ti fa arrivare dritto fino a cena per la porzione esagerata
  • La matematica dei prezzi esposti: Ovunque, tu leggi un prezzo e poi vai a pagarne un altro. Io da questa cosa ho dedotto che gli Americani siano dei fottuti geni della matematica, altrimenti non si spiega come facciano a farsi i conti nel mentre che fanno la spesa. Non c’è l’IVA ma la sales tax gestita individualmente da ciascuno stato e dalle contee e municipalità che possono aggiungere tasse alle tasse. La sales tax è una tassa “secca” applicata solo nell’ultimo passaggio della distribuzione, sulla vendita all’utilizzatore finale. Spoiler: la California ha il più alto tasso di imposta sulle vendite a livello statale, al 7,25%.
  • Gigantismo e sprechi: Una media di $20 per una colazione che per metà finirà nella spazzatura. Nemmeno loro che a quelle porzioni mastodontiche sono abituati riescono a mangiare tutto quello che c’è nel piatto. Fortunatamente in America ti portano direttamente il cartone per il take away, cosa che in Italia è considerata un oltraggio, una cosa da morti di fame, una vera e propria umiliazione. Le colazioni sono abbondanti perché il pranzo nella maggior parte dei casi viene saltato e okey però sono porzioni davvero troppo esagerate, noi una la dividiamo in due!

Ma si sa, paese che vai, usanza che trovi!
Sempre meglio viaggiare e inalberarsi per robe assurde che stare a casa e perdersi il divertimento di uno sbrocco per una mancia da $30 su un conto da $162!

Arrivederci California!

Chi l’avrebbe mai detto che, due anni dopo la prima volta, sarei tornata in California?

I presupposti per il ritorno c’erano, certo, mancava però tutto il resto e, “tutto il resto”, è per un viaggio negli States cosa fondamentale.

Ma alla fine, quando c’è follia, di quella pura, anche ciò che è fondamentale diventa, quasi inspiegabilmente, superfluo.

Alcatraz
Skyline di san Francisco da Alcatraz

È stata una seconda volta speciale, improvvisa, sorprendente (soprattutto per chi non mi attendeva laggiù), sperata e attesa, organizzata e caotica, piena, affollata, sarda, una montagna russa di emozioni, una fuga repentina e silenziosa, vissuta giorno per giorno, senza tanti programmi, vissuta insieme a chi la abita e la vive quotidianamente, uno scambio di culture a volte agli antipodi, una seconda volta fuori da ogni regola di viaggio, una seconda volta piena di tanto immenso amore.

Noi a Pistachio Beach
Noi a Pistachio Beach

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