Esistono luoghi che sembrano appartenere ad un’epoca fuori dal tempo, pur trovandosi a pochi minuti dalle mete più celebri del turismo internazionale. Fare trekking a San Pantaleo significa immergersi nel periodo di una storia lontana narrata dentro un anfiteatro naturale unico, un borgo di pietra incastonato fra roccioni di granito che svettano fieri, separando l’entroterra più verde e selvaggio dalle coste frastagliate e rosate della vicina Costa Smeralda. Dal paese lo sguardo corre verso l’orizzonte, a sud si schianta su mastodontiche colate d’argento e non va oltre se non si decide di scarpinare un po’, a nord raggiunge le cime colorate dell’isola di Caprera per poi posarsi su Monte Moro, sentinella sopra Porto Cervo o, meglio, Monti di Mola: mondi vicini che sembrano lontani, dall’anima profondamente legata che in questo articolo ti porterò a scoprire.

Ciao, sono Erica Costa e sono una Guida Ambientale Escursionistica. San Pantaleo non è solo il punto di partenza dei miei trekking, è la mia casa, sono nata e cresciuta qui. In questo articolo non troverai descrizioni generiche: ho tracciato personalmente ogni sentiero, testato ogni passaggio tecnico, fotografato ogni dettaglio e cercato i frammenti di storia tra i graniti. Le tracce GPS e le informazioni che metto a tua disposizione sono il frutto di anni di esplorazioni e studio e sono pensate per farti vivere le mie montagne in sicurezza e consapevolmente. Buoni passi!
San Pantaleo: un viaggio tra granito e civiltà degli stazzi
San Pantaleo non è solo una cartolina per i visitatori in cerca del borgo degli artisti, ma un luogo dove le radici affondano nella Gallura più antica. Fare trekking a San Pantaleo significa calpestare la storia di una civiltà che parte da lontano: sebbene il borgo attuale sia nato tra fine ‘800 e primi ‘900, il territorio ospitò la Civiltà Prenuragica dei circoli megalitici (Cultura di Arzachena) già nel Neolitico. Lungo i sentieri, tra le pieghe della roccia, riaffiorano ancora le tracce di questo passato millenario che si fonde con le leggende locali di giganti pietrificati.
Il vero protagonista del paesaggio rurale è però lo stazzo (dal latino statio, luogo di sosta). Molto più di una semplice casa di pietra, lo stazzo è stato per secoli il fulcro di un’organizzazione sociale autosufficiente. Costruite con blocchi di granito locale, queste case ospitavano famiglie che vivevano in totale simbiosi con la natura, tra orti, vigne e bestiame, è ciò che oggi chiamiamo la cultura degli stazzi.

Camminando tra i pinnacoli argentati, incontrerai i resti di questi insediamenti testimoni di un’epoca in cui l’isolamento era vinto dalla cussorgia, la profonda solidarietà tra vicini. È proprio questa atmosfera intrisa di storia ad aver stregato gli artisti di tutta Europa che dagli anni ’60 hanno scelto San Pantaleo come rifugio, preferendo il silenzio del borgo avvinghiato ai suoi sentieri al chiasso della vicina e giovane Costa Smeralda. Ogni escursione qui diventa così un’esperienza che va oltre lo sport, un viaggio nei profumi della macchia mediterranea e nel cuore pulsante della comunità gallurese che fu e che, per certi versi, continua ad essere.
Difficoltà dei sentieri a San Pantaleo: cosa sapere prima di partire
Affrontare un trekking a San Pantaleo non è come camminare su un sentiero alpino super segnalato. La vera sfida qui non è solo il dislivello, ma l’orientamento. Molti percorsi sono poco battuti, la vegetazione mediterranea tende a riappropriarsi degli spazi e la segnaletica è spesso assente o frammentaria.
Per me, che sono cresciuta tra questi graniti, ogni roccia è un punto di riferimento familiare, ma per chi visita queste zone per la prima volta è facile perdere il senso della direzione tra il fitto della macchia e i boschi di lecci. Per questo motivo, nei paragrafi che seguono, troverai le mie tracce GPS dedicate per ogni itinerario: uno strumento essenziale per goderti l’avventura senza lo stress di sbagliare bivio.
Trekking a San Pantaleo: Scala Mpedrada e l’adrenalina del granito
Se cerchi il lato più selvaggio e verticale delle “Dolomiti Sarde“, il percorso attrezzato di Scala Mpedrada è quello che fa per te, tra i più spettacolari tra gli abseiling in Sardegna. Si snoda sul massiccio del Monte Cugnana e condivide una parte del sentiero di avvicinamento con il trekking per la cima di Punta Cugnana fra le torri di San Pantaleo. Tuttavia, Scala Mpedrada vira verso l’adrenalina pura: non è una semplice camminata, ma un itinerario dove il granito diventa protagonista assoluto. Qui il sentiero si fa ripido e richiede l’uso delle mani per progredire tra le pieghe della roccia (scrambling) e delle corde per ridiscendere a valle (abseiling). È il terreno ideale per chi ama la verticalità e vuole spingersi oltre: un’esperienza di discesa in corda doppia che trasforma la montagna in un parco avventure naturale.

Trekking vicino a Porto Cervo: la meta outdoor della Costa Smeralda
Se ti trovi in vacanza in Costa Smeralda e cerchi un’alternativa wild alle spiagge, San Pantaleo è la tua destinazione definitiva. È considerato il miglior trekking vicino a Porto Cervo non solo per la vicinanza (si raggiunge in meno di 15 minuti d’auto), ma per lo stacco visivo ed emozionale che regala.
Lasciare il lusso della marina e le acque turchesi per ritrovarsi nel giro di pochi chilometri al cospetto di guglie granitiche millenarie è un’esperienza che spiazza. San Pantaleo è la meta outdoor preferita da chi soggiorna a Porto Cervo, Baja Sardinia o Cannigione perché offre un ambiente montano primordiale, dove il vento ha scolpito il granito in forme che sembrano sculture d’arte moderna.
Prosegui nella lettura per scoprire i dettagli di ogni percorso: nei prossimi paragrafi ho raccolto i migliori itinerari della zona, ognuno narrato attraverso la mia esperienza sul campo. Per ogni sentiero troverai una gallery fotografica per trovare ispirazione e, soprattutto, la mia traccia GPS scaricabile, lo strumento indispensabile per muoverti in sicurezza tra questi graniti senza il rischio di perdere l’orientamento.

Cosa fare a San Pantaleo oltre al mercato
Da maggio a ottobre, il giovedì mattina il borgo si anima per il suo celebre evento settimanale, ma cosa fare a San Pantaleo oltre al mercato? La risposta è perdersi nella sua storia e nei suoi sentieri. Integrare una mattinata di shopping artigianale con un’escursione pomeridiana è il modo migliore per vivere il paese a 360 gradi.
Mentre la folla si disperde, puoi utilizzare la mia guida local al borgo di granito per scoprire gli angoli più originali del paese, o immergerti nel mio progetto C’era una volta San Pantaleo per un viaggio fotografico nella memoria del borgo. Se invece sei qui proprio per i banchi degli artigiani, non dimenticare di consultare i miei consigli sul Mercatino di San Pantaleo per non perdere il meglio dell’esposizione, prima di rimetterti gli scarponi e puntare verso le vette che si tingono di rosa al calar del sole, l’enrosadira non è certo prerogativa delle sole Dolomiti!
Scarica qui la mia traccia per una passeggiata defaticante poco lontano dalla piazzetta di San Pantaleo, una breve escursione ad anello tra i corbezzoli e un granitico belvedere dove attendere il tramonto.

Punta Cugnana: la cima più alta tra le torri di San Pantaleo
Se cerchi la vera conquista della vetta, il Monte Cugnana è il massiccio che devi sfidare. Con i suoi 660 metri di quota, è il rilievo più alto della zona e offre una delle escursioni più scenografiche e impegnative di tutta la Gallura. Non è un sentiero per tutti: una volta lasciato il tracciato battuto che parte dallo Stazzo Manzoni, ci si addentra in un canalone ripido, la Scala di Lu Celvu, dove il percorso sparisce tra i graniti e lascia spazio allo scrambling.
Dovrai usare le mani e muoverti con fermezza tra passaggi stretti e rocce spaccate dal tempo, ma la ricompensa finale è un panorama che spazia dall’Arcipelago de La Maddalena fino alla Corsica, con l’imponenza del Monte Limbara all’orizzonte e il Golfo di Cugnana ai tuoi piedi.
- Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti) con passaggi di arrampicata semplice.
- Durata: circa 5 ore (A/R).
- Dislivello: 500 m.
- Consiglio da Guida: È fondamentale avere scarpe da trekking alte e un ottimo senso dell’orientamento. Se vuoi approfondire la storia di questa vetta, le vie di arrampicata presenti e vedere la gallery completa, trovi tutto nel mio articolo dedicato all’Escursione a Punta Cugnana.
La mia Traccia GPS: Scarica qui la traccia per Punta Cugnana per non perdere la via tra i tafoni e la macchia mediterranea.

Trekking a San Pantaleo tra stazzi e vette minori: l’Anello di Li Pinnitteddi e Arathena
Questo itinerario attraversa il cuore rurale di San Pantaleo ed è perfetto per chi vuole immergersi nella storia degli stazzi prima e nella storia nuragica poi, senza necessariamente affrontare le pendenze estreme di Punta Cugnana. È un percorso modulare che puoi cucirti addosso, dividendolo: percorrere andata e ritorno il sentiero da Stazzu Manzoni a Stazzu Li Pinnitteddi oppure a metà strada del rientro dallo Stazzo Li Pinnitteddi prendere il sentiero sulla destra che sale ad Arathena per godere dei panorami verso sud ed est che il precedente sentiero nasconde.
Opzione 1: Trekking allo Stazzu Li Pinnitteddi
È una risalita costante nel bosco di lecci e querce che parte alle spalle dello Stazzu Manzoni. Qui il sentiero è più leggibile e ti porta fin sotto le pareti imponenti del massiccio del Monte Cugnana, dove si trova lo Stazzu Li Pinnitteddi. Calpesterai il cammino che, agli inizi del secolo scorso, gli abitanti del paese percorrevano a piedi per recarsi nella zona del Golfo di Cugnana e di lì ad Olbia.
Lungo il cammino, presta attenzione al terreno: incontrerai spesso degli spiazzi circolari pianeggianti, dove la terra appare stranamente annerita e delimitata da pietre. Sono le “Piazze di Chea”, le antiche aie dei carbonai. Fino ai primi del ‘900, questi “artisti del fuoco” vivevano nei boschi per mesi, trasformando la legna in carbone, una risorsa vitale che assicurava la sopravvivenza di intere famiglie ma che ha lasciato segni indelebili nello sfruttamento delle foreste sarde. Trovare queste tracce oggi, vicino a piccoli corsi d’acqua necessari per spegnere i carboni, ci ricorda la fatica di chi ha abitato queste montagne prima di noi.
Se fate silenzio, lungo il cammino, riuscirete a scovare La Conca di L’Ea (la conca dell’acqua), una bellissima e grande conca semi nascosta dove l’acqua scorre nel granito rosa.

La quota iniziale di partenza dal paese è di 185 m. s.l.m. e dopo circa 3 km si arriva a 415 m. s.l.m., per poi scendere a 325 m s.l.m. dopo un altro mezzo chilometro, per ritrovarsi davanti allo stazzo Li Pinnitteddi dalle cui finestre, oggi come allora, si gode di uno spettacolo naturale d’argento: Punta Cugnana (650m), Contra Li Mandri (532m) e Punta di Lu Lurisincu (545m).
Davanti ai resti dello Stazzu Li Pinnitteddi prenditi un momento. Anche se oggi appare mezzo diroccato, quello che hai davanti è un esempio perfetto di stazzo lineare, la cellula abitativa che ha permesso la sopravvivenza dell’uomo in queste terre selvagge per secoli.
Immagina di ricostruirlo con lo sguardo:
- L’architettura del silenzio: Composto originariamente da due soli vani rettangolari, la càsa mànna (il soggiorno-cucina col focolare all’angolo) e l’appusèntu (la camera da letto). Noterai che porte e finestre si aprono rigorosamente verso sud: un trucco antico per dare le spalle al gelido maestrale che soffia dal nord.
- Materiali locali: Le mura sono in granito sbozzato legato con malta di fango, mentre il tetto era sostenuto da robuste travi di ginepro, legno eterno e profumato.
- I dettagli dell’ospitalità: Cerca lu mitàli, il caratteristico gradino in granito all’ingresso, e la stràda, la panchina in pietra dove ci si sedeva per chiacchierare o per montare a cavallo.
- Un microcosmo autosufficiente: Tutto intorno, delimitate da lu pastricciàli (il muro a secco), si trovavano le pertinenze della vita contadina: l’orto, la vigna, e i ricoveri per gli animali. Qui ogni cosa aveva un nome e un posto: dal puddàgghju per le galline al mandriòni per le capre, fino alla crìna per i suini con il suo inconfondibile truogolo di granito. Se ti sposti un pochino verso sud troverai anche il forno per il pane.
Visitare Li Pinnitteddi oggi è come sfogliare un manuale di vita rurale gallurese rimasto a metà tra la roccia e il cielo.
Difficoltà: E (Escursionistico)
Scarica qui la mia traccia GPS per l’escursione singola allo Stazzo Li Pinnitteddi.

Opzione 2: L’Anello integrale verso Arathena
Se hai gambe e tempo, dallo Stazzu Li Pinnitteddi puoi tornare indietro per un po’ fino ad intercettare sulla destra un sentiero che sale verso la sella di Arathena. Qui il paesaggio cambia: la macchia si fa più bassa (cisti ed ericeti) e la vista si apre improvvisamente sulla piana di Olbia e sul Golfo di Cugnana. Non prima di aver attraversato un luogo carico di storia e, ad oggi, di mistero. Aguzza lo sguardo tra i giovani lecci e corbezzoli, troverai alcuni monumenti a circolo.
Non sono mai state fatte indagini archeologiche approfondite ma solo una raccolta di materiali di superficie e sono stati trovati piccoli frammenti di ceramiche, ossidiana e scorie metalliche che fanno supporre agli studiosi che qui ci potesse essere un insediamento abitativo nuragico con frequentazione romana. Il dettaglio più emozionante lo troverai nel punto panoramico delimitato da un muretto a secco che guarda verso Olbia. Se osservi con attenzione il terreno, noterai numerosi piccoli frammenti neri e vitrei: è ossidiana.

Trovare così tanta ossidiana in questo angolo di Gallura racconta una storia di scambi commerciali incredibile. L’ossidiana, una roccia vulcanica nata dal rapido raffreddamento di lave ricche di silice, in Sardegna ha un’unica casa: il Monte Arci, nell’Oristanese. Come ha fatto questa pietra a percorrere tutta l’isola fino alle vette di San Pantaleo?
- Un commercio millenario: Fin dal Neolitico (5.000 a.C.), l’ossidiana sarda era il bene più prezioso del Mediterraneo. Grazie alla sua frattura concoidale, che permetteva di ottenere bordi taglienti come bisturi, veniva trasformata in armi e utensili, ma anche in gioielli e monili.
- La “Via dell’Ossidiana”: Il ritrovamento di scorie e schegge ad Arathena fa ipotizzare che qui non ci fosse solo un transito, ma una vera e propria lavorazione o un centro di scambio. Questi “sentieri neri” collegano idealmente San Pantaleo ai grandi giacimenti di Pau e Masullas, dimostrando che i nostri antenati nuragici erano abili commercianti inseriti in una rete globale ante litteram.
Il rientro allo Stazzu Manzoni avviene lungo un tortuoso sentiero in discesa prima e in salita poi che ti regalerà scorci incredibili sulle torri di San Pantaleo che ti osservano dall’alto.

Difficoltà: EE (Media difficoltà per via dell’orientamento e della lunghezza se abbinato a Li Pinnittedi)
Navigazione sicura: Anche se meno estremi di Cugnana, questi sentieri presentano diversi bivi ingannevoli nella macchia, segui la mia traccia GPS per Arathena così non sbagli.
Scarica invece qui sotto la mia traccia GPS per l’anello integrale Li Pinnitteddi + Arathena.
Tra le torri di granito: da Scala Littaru Mannu a Beddoro
Se cerchi un’escursione che riassuma l’essenza visiva di San Pantaleo senza richiedere l’impegno fisico di Punta Cugnana, l’anello che va da Scala Littaru Mannu a Beddoro è la scelta ideale. Si tratta di un itinerario suggestivo che si snoda proprio ai piedi delle celebri torri granitiche, offrendo scorci che non dimenticherai.

È un percorso che definisco facile e panoramico, ma non lasciarti ingannare dalla classificazione: siamo sempre nella rocciosa Gallura. In alcuni tratti il sentiero tende a farsi timido e a nascondersi tra la macchia, quindi l’attenzione deve rimanere alta.
- Difficoltà: Media (per via dell’orientamento).
- Distanza: 5,32 km.
- Dislivello: circa 200 m.
- Tempo di percorrenza: 2 ore circa.
Scarica qui la traccia Wikiloc da Scala Littaru Mannu a Beddoro per goderti il panorama senza pensieri.
La Variante pazzerella: la conquista de Lu Muvroni
A metà di questo percorso, per i più audaci, esiste una deviazione (salendo la si trova a sinistra) che porta verso Lu Muvroni, la vetta più alta della corona argentata che cinge il borgo. Il nome non è un caso: Muvroni significa muflone, e proprio come un muflone dovrai muoverti tra i graniti.
Questa è un’avventura che mette alla prova l’equilibrio e la stabilità delle caviglie. È un sentiero-non-sentiero fatto di scrambling, passaggi insidiosi e tracce lasciate più dai cinghiali che dagli uomini. Non troverai una mia traccia GPS per questa cima: Lu Muvroni è un labirinto di roccia e vento che cambia ad ogni passo, una peripezia su granito da affrontare esclusivamente con una guida. La ricompensa? Sentirsi parte di quella corona di pietra che da secoli osserva i tetti rossi di quella che ho la fortuna di chiamare Casa.
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Trekking a San Pantaleo panoramico: l’anello del Myo Hotel Rocce Sarde
Se il tuo campo base è l’incantevole Myo Hotel Rocce Sarde a due passi da San Pantaleo, o se cerchi una camminata rigenerante che unisca l’eleganza del borgo alla natura selvaggia della macchia mediterranea, questo itinerario è pensato per te. È un percorso che definisco slow, perfetto per respirare i profumi di cisto e mirto con il mare della Costa Smeralda sempre all’orizzonte.
Esistono due modi per vivere questa esperienza, a seconda di quanta voglia hai di far faticare le gambe:
Variante 1: Dal Borgo all’Hotel (e ritorno)
Seguendo il sentiero di trekking da San Pantaleo o dall’Hotel, il tracciato si snoda tra sculture naturali di granito, risultando leggermente più lungo e avventuroso rispetto alla strada principale, per fare questo ti servirà una guida esperta.
Se non vuoi impegnarti troppo, la strada asfaltata (circa 2 km) è la via più veloce. Una volta all’Hotel segui la mia traccia GPS per un anello panoramico mozzafiato e che con poca fatica ti regalerà una passeggiata indimenticabile.

Variante 2: L’Anello “Rocce Sarde”
Un mini-trekking che inizia e finisce direttamente nei pressi dell’hotel. È l’ideale per una passeggiata mattutina prima di scendere verso le spiagge di Portisco o Rena Bianca. Qui il granito sembra quasi voler abbracciare l’architettura dell’hotel, creando un connubio perfetto tra comfort e natura incontaminata.
- Difficoltà: Facile
- Durata: 2 ore circa
- Punto di forza: La vista privilegiata sul Golfo di Cugnana e la comodità di partire direttamente dalla camera.
Scarica qui sotto la traccia GPS dell’anello panoramico Rocce Sarde con la variante Li Chissadji, stesso luogo raggiunto con l’anello integrale verso Arathena che trovi all’inizio di questo articolo.
Trekking a San Pantaleo: dalla montagna al mare della Costa Smeralda
Se cerchi un’esperienza che unisca la montagna e il mare in un unico, incredibile viaggio, questo è il trekking definitivo. Partendo dalla piazza di San Pantaleo, attraverserai colline e valli profumate per arrivare al cuore della Costa Smeralda. È un itinerario di sola andata che richiede un minimo di organizzazione (una navetta o una seconda auto a Cala di Volpe), ma che ripaga con scorci di una bellezza commovente.

Il percorso si divide in due anime distinte:
1. La via storica degli Stazzi (Lu Cantareddu – Razza di Juncu)
Questo itinerario storico-naturalistico ricalca il tracciato di un’antica mulattiera che attraversa la zona di Lu Cantareddu, oggi fruibile sia a piedi che in mountain bike, che mette in comunicazione la periferia nord dell’abitato di San Pantaleo con le perle costiere di Razza di Juncu e di Rena Bianca.
Il sentiero si snoda in un suggestivo saliscendi tra piccole valli e colline, immerso totalmente in un ecosistema dominato dalla macchia mediterranea media e bassa, i cui profumi accompagnano l’intero cammino. Lungo il percorso, la storia della Gallura si manifesta attraverso gli stazzi, i tipici insediamenti rurali che punteggiano il territorio, alternandosi a spettacolari punti panoramici. Da queste terrazze naturali, lo sguardo può spaziare dai profili aspri della campagna interna fino ai riflessi cristallini della Costa Smeralda, offrendo una sintesi perfetta del paesaggio sardo.

Il percorso è caratterizzato da dislivelli compresi tra i 19 mslm e i 173 mslm.
- Distanza: 3,75 km
- Durata: 1h 30′ circa.
Alla fine della mulattiera, con la massima attenzione devi attraversare la Strada Provinciale 94, la strada panoramica della Costa Smeralda, una delle vie più suggestive del nord-est della Sardegna.
2. Il Trekking Costiero: da Razza di Juncu a Cala di Volpe
La seconda parte dell’itinerario è un vero e proprio viaggio sensoriale che segue la linea di costa, svelando un susseguirsi di cale e promontori dal fascino selvaggio. Partendo dalla Spiaggia Razza di Juncu (anche se il toponimo corretto è Azza di Juncu), il sentiero tocca la Spiaggia Suareddha e prosegue verso l’incantevole Cala Petra Ruja. Continuando il cammino, lo sguardo viene rapito dall’Isula di Lu Monti (nota anche come Punta Guinness) situata proprio di fronte al promontorio; guardando invece verso l’entroterra, la sagoma che domina il profilo montuoso è quella di Punta delle Capanne.
L’escursione entra poi nel vivo attraversando i 700 metri della celebre Liscia Ruja, per poi raggiungere la Spiaggia Petra Bianca, sovrastata nell’entroterra dall’omonima Punta Petra Bianca. Lungo il tracciato si incrocia il letto del Rio Petra Niedda, un piccolo corso d’acqua visibile solitamente solo durante i mesi invernali, prima di approdare alla Spiaggia Lì Itriceddhi (il cui nome richiama i piccoli salici presenti in zona). Il tratto finale è segnato dal passaggio presso il Fanale costiero, l’ultimo baluardo panoramico prima di fare il gradito ingresso nella cornice esclusiva di Cala di Volpe.
- Difficoltà: E (Facile, privo di dislivelli impegnativi)
- Distanza totale: circa 12 km
- Durata complessiva: 6 ore (inclusi i tuffi!)
- Consiglio della Guida: Anche se siamo al mare, le scarpe da trekking sono obbligatorie per via dei tratti rocciosi tra una cala e l’altra. È un’escursione perfetta anche per i bambini (dai 9 anni in su).
Questo è un sentiero lungo dove è facile distrarsi tra una cala e l’altra. Scarica qui la mia traccia GPS da San Pantaleo a Cala di Volpe per avere tutte le tappe sempre sotto controllo.
È stato un viaggio intenso tra i graniti e il mare, ma come hai visto, San Pantaleo non è un luogo che si può semplicemente “attraversare”. È un territorio che richiede tempo, scarponi ben allacciati e la voglia di perdersi per ritrovarsi davanti a panorami che tolgono il fiato. Dalle vette tecniche come Punta Cugnana fino alle cale nascoste della Costa Smeralda, ogni sentiero racconta un frammento dell’anima della Gallura, sospesa tra il silenzio delle rocce millenarie e il profumo della macchia mediterranea.
Spero che questa guida ti aiuti a esplorare il mio posto preferito al mondo con occhi nuovi e, soprattutto, con la sicurezza di avere sempre la strada giusta sotto i piedi grazie alle tracce GPS. Ricorda che la montagna va rispettata: porta con te molta acqua, non lasciare tracce del tuo passaggio e lasciati incantare dalla magia del granito.
Hai qualche dubbio su un percorso specifico o vuoi che ti accompagni alla scoperta di questi sentieri? Scrivimi pure!


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