Come ogni anno non mi faccio mancare l’appuntamento con il trekking, rigorosamente nel Supramonte di Baunei, che termina in una delle cale del Golfo di Orosei.
In molti mi chiedono chi me lo fa fare a svegliarmi una domenica alle 5, mettermi in macchina alle 6 e affrontare due ore e mezza di traffico per poi farne altrettante a piedi faticando come pochi. Senza contare poi il rientro con la testa che praticamente fluttua nell’etere!
Ma io che questa terra la amo incondizionatamente, sono fortemente convinta che vada vissuta più che vista e credo che il modo migliore per vivere in particolare questa parte di Sardegna, sia l’amalgamarsi con essa, toccarla e sentirla attraverso il corpo e attraverso l’anima e penso che il trekking sia l’ideale per far ciò.
Il legame con la natura, che il trekking riesce ad esaltare, tra sconfinati silenzi e bellezza autentica diventa pura magia.

Per questo nuovissimo 2016 ho scelto il percorso per Cala Birìala (o Birìola) ma, vista l’esperienza tragicomica dello scorso anno a Cala Mariolu, mi sono assicurata di essere accompagnata da una guida esperta tra le tante proposte sul web.
Con una guida esperta locale e con un piccolo gruppo di coraggiosi sardi e svizzeri, domenica 17 aprile sono quindi partita alla scoperta di un’altra magnifica perla della Sardegna.
Cala Birìala è tra le mete meno conosciute forse perché il percorso di trekking spaventa un po’ (indicato per Escursionisti Esperti) ma se ce l’ho fatta io (che mangio i culurgiones!) ce la potete fare anche voi!!!
La cala è incastonata tra le foreste di lecci e ginepri secolari di Birìala e Bilariccoro ed è meravigliosa come le più celebri Mariolu e Goloritzè (alle quali ha veramente poco da invidiare!).
Il percorso di trekking dura circa due ore e mezza, parte dalla località Ololbissi e si estende per 3 chilometri. Per la mia personale esperienza vi dico che il percorso è sì difficoltoso, (il dislivello è di circa 350 mt sia in salita che in discesa), ma credo che sia uno tra i più spettacolari perché, oltre ai panorami mozzafiato incorniciati dal profumo dei ginepri ai quali ormai sono abituata e affezionata, son presenti dei passaggi su pericolanti e pazzesche Iscal’e Fustes nonché dei tratti di arrampicata e disarrampicata con funi d’acciaio che fan tremare le gambe ma che vi faranno sentire orgogliosi conquistatori indiscussi!

Il percorso segue quello che anni e anni fa era battuto dai carbonai, le cui tracce son presenti in tutto il tragitto, che per arrivare al mare a caricare il carbone sulle chiatte dovevano sfidare le alte falesie, ora tanto celebri.
Cala Birìala (o Birìola)
Tra sali e scendi, pietraie bianche e profumo di Sardegna genuina, ridendo, scherzando, sudando e fotografando arriviamo nel punto in cui il verde delle fitte fronde lascia spazio ad un abbagliante turchese.
E l’arrivo è un colpo al cuore.
Sebbene sappia già cosa mi aspetta, l’emozione è sempre pazzesca!
Selvaggia, incontaminata, dai colori inspiegabili, insidiosa, Cala Birìala lascia a bocca aperta anzi, spalancata!
Man mano che scendiamo per trovare l’ingresso, letteralmente dentro le rocce, la felicità va di pari passo con l’incredulità.

La spiaggia di sassolini bianco-ambrati che diventano fine sabbia man mano che ci si avvicina all’acqua limpida, è impreziosita da un piccolo arco roccioso sul mare ed è racchiusa, come in un abbraccio protettivo, da una falesia di arenaria alta oltre 300 mt.
Tutta la fatica d’un tratto sparisce e ci si sente come arrivati in paradiso (perché io me lo immagino proprio così!).
Una terra, la mia, che puntualmente toglie le parole di bocca. Anche ora a distanza di quasi due mesi, sono senza parole, le mie foto forse riusciranno a spiegarvi perché!
La Grotta del Fico – Supramonte di Baunei
Dopo aver camminato per ore sotto il sole e sotto un cielo terso che ci ha regalato panorami sul Golfo di Orosei dalla bellezza esagerata, dopo essere arrivati senza fiato a Cala Birìala ed averne goduto appieno lo splendore, siamo saliti su un gommone per approdare, nel giro di pochi minuti, sotto un’imponente falesia calcarea dentro la quale scopriremo di lì a poco la maestosa e ancora poco conosciuta Grotta del Fico.

La grotta raggiungibile solo via mare, a meno che non ci si cali con le corde via terra nei ripidi pendii di Bacu Padente, viene scoperta per caso da un coraggioso pastore per poi venire esplorata da speleologi professionisti solo nel 1957 (notizia di cui troviamo subito riscontro nelle pareti rocciose al suo interno) ma viene aperta al pubblico solo nel 2003 con un percorso turistico di 800 metri su apposite passerelle di acciaio posizionate sul letto fossile di un antico fiume sotterraneo.
Dimora preferita della foca monaca fino agli anni ’70, è una grotta per gran parte inesplorata poichè si estende sott’acqua per chilometri, nonostante ciò è annoverata tra le più belle e importanti grotte di tutta la Sardegna.
E ciò che hanno visto i miei occhi è davvero un’autentica meraviglia della natura.

Ampi spazi nei quali stalattiti, stalagmiti e colonne hanno differenti colori, dimensioni e conformazioni; specchi d’acqua di un trasparente turchese nei profondi sifoni che zigzagano in una miriade di cunicoli sotto continui giochi di luce ed ombra. Strutture complesse che sfidano la forza di gravità; tonalità a tratti calde, a tratti fredde; forme generose che nascono da sotto si alterano a forme longilinee che paiono cadere da sopra.
Il silenzio umido della caverna è interrotto solo dal delicato scorrere dell’acqua che da millenni le regala la vita e nella quale il suo fascino si riflette.
Questo luogo nascosto nel cuore del Supramonte si lascia ammirare e fotografare, mentre offre ai suoi visitatori almeno un centinaio di ragioni per tornare.


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